Sergey Razov l’ho visto di sfuggita a San Marino in occasione dell’ultima visita del suo Ministro degli Esteri Lavrov. Settantenne o quasi, esibiva il passo elastico che solitamente hanno in Russia i militari di carriera. Difficile capire se sia o meno uomo dei servizi russi, una specie di Roso Klebb in versione aggiornata. Servizi che poi alla fin fine sarebbero sempre l’eterno KGB che cambia insegna ma resta quel che è sempre stato e che è, il partito che ha di fatto prodotto Putin ormai trent’anni fa, dopo che alla caduta dell’Unione Sovietica il popolo aveva assalito le sue sedi. Che io sappia peraltro quelle del KGB furono le uniche sedi assalite dalla popolazione inferocita dopo decenni di regime e questo potrebbe non essere marginale.
Da anni l’Ambasciata russa a Roma è crocevia di false informazioni, di provocazioni, di attività volte a acquistare – nel più proprio senso del termine – consenso in vari ambiti centrali per la società italiana. Di polemiche ce ne sono state molte e l’aiuto di certi media ha dato possibilità – giustamente – di parola a Razov ma anche di fargli spacciare menzogne e provocazioni – molto meno giustamente e senza essere contestato – al pubblico che lo ascoltava.
Ultima vicenda quella del Lince. Cito testualmente Euronews ma i fatti sono incontestabili. “Un colpo di propaganda, peraltro imprecisa, è andato a vuoto. Ha tentato di metterlo a segno Sergej Razov, ambasciatore russo in Italia. Sul profilo Twitter dell’Ambasciata di Russia a Roma, ha pubblicato la foto di un blindato colpito e distrutto da un missile russo vicino a Bakhmut, in Ucraina.
Il mezzo sarebbe stato identificato come un Iveco Lince MLV, con blindatura anti-mine, regalato dall’Italia all’Ucraina nei mesi scorsi. Nella didascalia del tweet, in un italiano non proprio cristallino, si legge: “Tutti i contribuenti italiani sono felici con tale destinazione dei loro soldi?” “Il blindato nella foto – prosegue Euronews – ” è un altro modello, il Tekne MLS, sempre “made in Italy”, ma non regalato all’Ucraina, bensì regolarmente acquistato e pagato dal governo ucraino dall’ex presidente Petro Poroshenko alla Tekne, azienda metalmeccanica di Ortona, in provincia di Chieti. Quindi? Si tratta di una bufala? Proprio così. E ne stanno parlando (e scrivendo) tutti. Perchè persino l’unica fonte dell’Ambasciata russa, un profilo di Telegram, smentisce che il blindato sia un Lince e conferma che si tratta di un Tekne”. Fine della citazione.
La cosa anche per i politici e i giornalisti di bocca buona – sia che lo siano per carattere oppure per interesse – è difficile da passare sotto silenzio. Il sito ufficiale dell’Ambasciata russa fa circolare fake news scientemente che infangano il Paese che la ospita, partecipa di fatto a una guerra in cui i media sono usati appunto come veri e propri sistemi d’arma, alla stessa stregua appunto di uno squadrone di carri armati, e tutto tace? Francamente in un Paese serio e sovrano le cose non funzionano così.
