Capodanno scorre via e restano due notizie fra Beirut e Parigi che non sono novità ma che comunque rappresentano qualcosa che invece e purtroppo non scorrerà via. Parigi con la sua foto di migliaia di telefonini che riprendono non si sa cosa e Beirut che torna a essere centrale e la situazione mediorientale è a un passo dalla crisi.
L’operazione immaginata dai servizi russi e da Putin di scatenare, tramite l’Iran, una guerra in Medio Oriente in modo da distogliere l’attenzione occidentale sull’invasione armata dell’Ucraina, è riuscita. Il KGB resta o comunque si chiami, uno dei principali protagonisti della politica internazionale da decenni. Stalin è morto, l’Unione Sovietica pure ma lui è sempre lì, protagonista assoluto. La partita la ha spostata in Medio Oriente senza considerare che le conseguenze potrebbero essere tragiche. Tipico dei regimi – stupidi e feroci per natura – non preoccuparsene.
La foto degli Champs Elysées è invece solitudine. È memoria incapace di ricordare, se non attraverso una macchina. È banalità di una visione cumulativa, inutile perchè uguale a tante altre. È il bisogno infantile di dire e far sapere “io c’ero” nella speranza di suscitare un po’ di invidia in chi guarda. Il silenzio, la mancanza di riflettori, gli occhi che fermano nella memoria, quella vera, ciò che merita realmente di essere fermato, sono sempre più difficili da trovare.
Certamente non sono pochi e neppure minoranza quelli che hanno passato la notte di Capodanno fra amici, parlando, sentendosi vicini, dove uno scatto – uno solo – serve unicamente per condividere una serata unica fra chi la ha vissuta. Non sono pochi e – un pò come i monaci medievali che trascrivevano salvandoli i codici antichi, fra il clamore delle armi e il fuoco degli assedi – forse saranno loro che salveranno la cultura cioè la vita. Non si potrà mai uccidere la speranza di essere liberi e felici.
