È lunedi. Luigi mi chiede in macchina, mentre andiamo al suo centro di Santarcangelo, che cos’è la gloria. A freddo, così, e non è facile rispondere a un ragazzo che ha molte difficoltà ma è attentissimo all’uso delle parole. Imbastisco una risposta povera e me ne rendo conto. Mi prende insomma completamente impreparato e non a caso non sembra convinto.
Perché cos’è realmente la gloria? Onori universalmente riconosciuti per una persona o un’opera eccezionale? Ma basta questo? Se l’universalmente riconosciuto arriva tardi, a volte troppo tardi, è gloria comunque anche prima? E se il riconoscimento non arrivasse mai ognuno può avere una sua convinta e fondata gloria personale, fregandosene ampiamente degli altri, universali o meno che siano. Personalmente penso di sì e la reputo forse anche più forte perché solitaria.
Luigi sa per esperienza diretta che la vita è una esperienza strettamente personale e le conquiste che si fanno hanno costi non sempre visibili o compresi o comprensibili dagli altri. La gloria del Milite Ignoto, seppellito in quell’imbarazzante accrocco sabaudo a Piazza Venezia, è di fatto sulla fiducia e quindi forse non meritata, non vera gloria? Terreno sempre traditore la gloria.
Le strade italiane sono peraltro piene di nomi che un tempo hanno avuto brevi momenti di gloria o più spesso di pubblicità che poi è il patetico e più diffuso surrogato della gloria. Oggi sono nomi che sentiamo evocare nelle radio dei taxi ma che non dicono, nel maggiore dei casi, un beneamato nulla.
Cosa dirgli? Che forse più che la gloria è la coscienza di essere nel giusto la cosa che più conta e che resta, anche se nessuno la vede. Luigi credo lo capisca, lo sappia bene perché sovrastrutture e pregiudizi non li coglie, da sempre vede cose e persone per quello che sono. Mi verrebbe da dirgli che la gloria è una truffa legalizzata e che è meglio diffidarne. Affidarsi a questa specie di droga invece che alla propria coscienza, al proprio personale onore, infatti, è sempre molto rischioso.
