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Logbook 370 – Il ragazzo si farà

Non capitava spesso – anzi era piuttosto raro – che a quei tempi Michele mi invitasse a Goal di Notte. Intendiamoci, c’era e resta fra noi molto affetto e molta stima ma il calcio era una favola per lui, una leggenda, mentre io mi occupavo a Teleroma 56 di realtà che non sempre erano piacevoli, sia per la cronaca che per la politica. Se si trattava di campagne sociali importanti però ci trovavamo d’accordo e insieme. Goal di Notte era la punta della lancia che quella tv che oggi viene definita “storica” – cosa che a noi che c’eravamo fa un po’ sorridere – sia per gli ascolti che per la pubblicità, coltivata con attenzione da un management che invece i contenuti diciamo legati alle news e alla politica non li capiva e quasi li subiva. Manager improvvisati e poco coraggiosi, sapevano infatti che il calcio era l’assegno circolare mentre i programmi che raccontavano una realtà magari sgradevole, che cercavano nel loro piccolo difare una opinione diversa da quella dominante, risultavano loro quanto meno scomodi. Chi lavorava nel tg allora, ricorda bene quegli atteggiamenti gestionali che ebbero il loro culmine quando, nel 1994, i programmi di informazione e il tg di Teleroma 56 vennero premiati al Quirinale dall’Unione Cronisti per la loro qualità. La gestione di quel tempo non trovò neppure il modo di mandare dei fiori alle donne della redazione – Andreina Camilleri, Francesca Loquenzi, Gaia Tortora – per non dire di lanciare una campagna pubblicitaria che valorizzasse un evento non certo scontato. Non fu casuale che per questa e per tante altre ragioni, lasciai una storia cui avevo dato per quindici anni l’anima. Per qualche mesi giocai insieme a Paolo Gentiloni e Francesco Rutelli con l’idea della tv del Giubileo – location che mi appassionava era il Fungo dell’Eur – poi arrivò la Valle d’Aosta che cercava un direttore per la sua Sede Rai, così feci le valige e partii.

Tornando a quelle serate domenicali, prima alla Balduina poi a Fiano, me le ricordo con affetto e con piacere. Michele è tv pura. Molte sue idee sono state riprese e vendute come proprie da tanti divi fasulli dello sport tv che ci hanno costruito sopra carriere e patrimoni. Michele – il carattere di un uomo è il suo destino, dicevano i Greci – ha però sempre preferito rimanere legato a se stesso, a un suo piccolo grande mondo in cui si riconosceva. Ci incontriamo ormai raramente – forse l’ultima volta al matrimonio di Valentino, celebrato in Campidoglio da Maurizio, e che sembrava una sorta di imprevedibile brevissimo Costanzo Show istituzionale. 

Non so se fosse un caso oppure una abile regia di Michele ma più volte capitò che, nelle puntate in cui ero ospite anche io, ci fosse Ago Di Bartolomei. Lo conoscevo poco ma mi piaceva quel suo modo di riflettere prima di parlare, anche se poi la sua voce gli usciva quasi senza muovere le labbra, il che non aiutava dal punto di vista televisivo o forse lo rendeva ancora più particolare. Mi colpiva la sua incapacità di dire cose banali, il suo uso delle parole e della sintesi che lasciavano intravedere un mondo non ancora taroccato dai troppi soldi come quello attuale. Bello il rapporto che avevano fra loro lui e Vincenzo, che era una delle colonne di Goal di Notte. Totalmente diversi ma entrambi con la medesima identità per la squadra che sentivano parte di loro, di cui si sentivano parte. Erano in reatà agli opposti ma con in comune una sensibilità fortissima e e evidente entrambi. Vincenzo era di una allegria contagiosa, istintivo, geniale, coraggioso. Le sue prime apparizioni in tv erano francamente imbarazzanti eppure molto rapidamente imparò con umiltà  una arte non sua, diventando un personaggio tv corteggiato dalla Rai, con una sua professionalità unica. Teleroma, Goal di Notte e Michele furono per lui la grande scuola di giornalismo televisivo.

Ho due ricordi vaghi di quelle sere. Uno negli studi della Balduina, l’altro mentre eravamo già a Fiano, a due passi dall’autostrada, altra genialata aziendale diquei tempi. La seconda, la ricordo perchè ci fermammo a parlare Agostino e io, dopo la trasmissione mentre gli altri si preparavano per andare a cena e noi verso casa. Non ricordo di che parlammo ma ricordo che cercava di conoscere, di capire. Erano altri calciatori, altri uomini probabilmente, altri ragazzini per i quali il pallone era divertimento. Un gioco fatto di coraggio, di altruismo, di fantasia e non il circo tragico di oggi.

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