Paola e Aldo sono cari amici peraltro di difficile collocazione geografica, spostandosi come fanno fra Valle d’Aosta, Val di Susa e in più Londra per questioni principalmente nonnesche. Li sento raramente ma so che ci sono. Aldo, dai suoi quindici anni in poi, ha passato tre quarti della sua vita con una uniforme addosso, prima quella della Nunziatella poi il cappello alpino fino a arrivare ai vertici EI. Paola invece è stata fra i migliori funzionari governativi della Vallée a Roma e – visto lo statuto speciale e non solo quello – i rapporti non sono poi così semplici, come potrebbe invece pensare un non addetto ai lavori. Li sento, sono al mare e mi fa piacere si stiano riposando un po’. L’età pesa ma aiuta a vedere le cose con una certa esperienza. Parliamo un po’ poi mi dicono e – allora – la Francia? e io non so che dire.
Ogni uomo ha due Patrie, la sua e la Francia, si diceva due secoli fa e non sono certo sia vero. Forse lo è stato per un periodo ristretto qualche secolo fa ma poi la Francia è la Francia. Io personalmente la conosco poco ma amo molto Parigi, una città come Praga o Gerusalemme dove ti sembra di esserci già stato e averci vissuto, città dove le solitudini diventano vita e arte fra Hopper e il Camus della Caduta. Ma oggi la Francia è Le Pen, è Macron, come una volta era stata De Gaulle e Vichy. Che sia il cuore dell’Europa è chiaro ma che da est arrivino fortissimi venti gelidi sull’Europa occidentale – quella libera per intenderci – ovunque e in particolare olltralpe, è altrettanto evidente. Dal 1945 il KGB – partito di Putin – in Francia e in Italia ha sempre operato con le sue reti e nel momento in cui la partita dell’Europa Orientale si gioca a Strasburgo, le strategie di Mosca si sono delineate nel corso degli ultimi quindici anni con evidenza.
Reggerà l’atlantismo a queste pressioni? Reggerà Macron che è antitetico al populismo politicamente dilagante? Una idea di decisione la ha data molta chiara, sciogliendo il parlamento e rilanciando ma resta il Grande Fantasma. L’astensione in Francia infatti è stata del 48,2% (l’Italia viaggia al 50% cioè il partito di maggioranza assoluta) e se questi dati non si modificano in qualche modo, è il concetto stesso di democrazia e di rappresentanza democratica a saltare con le immaginabili conseguenze tragiche.
Intendiamoci, l’astensione fa comodo a parecchi. I dati diventano furbescamente solo percentuali perchè i media sanno bene che dare percentuali fa un effetto mentre dare il numero dei votanti è tutt’altro e un tutt’altro molto imbarazzante da dichiarare. Quindi si fa finta di niente e le percentuali si calcolano non sugli aventi diritto al voto ma su chi ha votato. Quando le cifre sono queste parlare di dati presentati furbescamente non è difficile. Proviamo a leggere il numero degli aventi diritto al voto che in Italia è di 49.552.399 persone. FdI, primo partito, prende 6.700.235 voti. Il PD invece prende 5.602.174. Su quasi cinquanta milioni di persone.
Discorso simile per la Francia. Di che rappresentanza democratica stiamo quindi parlando? Siamo sicuri che la rinuncia al voto non sia un problema politico? Certo se i partiti e i media continueranno a affrontare in questo modo il problema, quando a votare andranno in dieci, le percentuali cambieranno di poco. Meglio dunque leggere il numero dei voti che le percentuali ma questo risulterebbe diciamo sgradevole a quello che Pasolini chiamava il Palazzo. Se Macron riuscirà a recuperare quegli elettori allora la partita la vincerà facilmente, altrimenti Marine Le Pen potrà ritirare fuori quei manifesti sorridenti in cui stringeva la mano a Putin, fatti sparire di corsa durante la precedente campagna elettorale.
