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Logbook 401 – Fra Osho e il Qohelet

Osho e Makkox sono fra gli opinionisti che seguo con maggiore attenzione e, se me lo consentono, con affetto e amicizia. Profondamente diversi. Uno sa disegnare. L’altro no ma Stefano Tamburini, che aveva lo stesso problema, lo aveva risolto con altrettanta genialità, tenendo poi conto che viveva a stretto contatto con gente come Andrea Pazienza, Tanino Liberatore, Filippo Scozzari che invece con una matita in mano facevano magie.

Poi Makkox é diciamo di sinistra mentre Osho é diciamo di destra ma ormai é più tifo calcistico che schieramento politico. L’unica linea di confine, per inciso, si chiama Putin e contesto. Chi sta da una parte, chi sta dall’altra, il resto é fuffa.

C’è dunque una foto (meme o come si dice) di Osho che io trovo assolutamente geniale e eterna. Sono tempi infatti in cui la politica sembra volere risolvere tutto con le foto, dal piccolo Comune sfigato ai grandi della Terra. La foto diventa insomma la chiave politica di tutto, anche se dall’incontro non esce assolutamente altro, oltre a un generico comunicato scritto male dai relativi uffici stampa impegnati in arrampicata libera, non essendoci notizie se non che i soggetti della foto sono venuti fuori con una faccia da pirla.

La foto, ecco la chiave. Il resto conta poco anche perché non c’è resto. Vale la pena allora riprendere il Qohelet – vanitas vanitatis et omnia vanitas –  anche se i politici del “facciamoci una foto per i giornalisti” non meritano questi livelli. Meglio Osho. Più efficace del Vecchio Pazzo urlante, ahimè.

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