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Logbook 405 – Ai genitori di Cinzia

Cari Genitori di Cinzia,


Non so se possano servire a qualcosa queste parole ma le devo un primo luogo a Luigi che oggi ha trentadue anni e che, da quando é nato, ha un amico cui é legatissimo e che, se potesse leggere i giornali, si arrabbierebbe molto. Se posso, comincerei da lontano. Era infatti dicembre del 2000 e ci arriveremo quasi subito.


Ero arrivato da pochi mesi in un terreno abbandonato – forse da sempre incolto e disprezzato – della Rai. La comunicazione sociale era infatti considerata meno che nulla, nonostante personalmente sia sempre stato convinto che rappresenti il cuore del servizio pubblico. Ci arrivai per il solito valzer di nomine Rai. Nulla di nuovo. Serviva il mio posto di direttore a Bologna e dovevano trovare qualcosa che mi attirasse. Quel Segretariato Sociale invece non attirava nessuno e così concludemmo l’affare con la banda del valzer che allora controllava il Cavallo.


C’era molto da fare al Segretariato e subito cercai gli amici che sapevo avevano nel cuore le stesse idee. Luigi Ciotti e Enzo Cucco e poi Tiziana Nasi e ancora Marilena Andreotti a Torino mentre a Roma alla prima conferenza stampa delle molte che facemmo come Segretariato Sociale chiesi aiuto a Andrea e a Antonello. Andrea – dopo il successo televisivo di Montalbano – era braccatissimo per qualsiasi evento ma rifiutava molto e invece arrivò e fece un intervento memorabile e ormai credo perso. La sua vista degli occhi era ancora buona mentre quella del cuore non la ha mai persa.


Anche Antonello rispose subito. “Ti ho allungato la vita” mi disse abbracciandomi. “Pensavo fossi morto” aggiunse, ricordando una vecchia tradizione romana. Sapevo che ci sarebbe stato perché c’era sempre quando si parlava di certe cose. La conferenza stampa era incentrata sul superamento del concetto di handicap per riconcentrare tutto sulla persona. Una battaglia per cambiare parole e quindi mentalità che fu dura – come anche cancellare il termine “malattia incurabile” dal lessico giornalistico del servizio pubblico, altra battaglia non facile – ma riuscì a passare come passò anche lo sport paralimpico dalle redazioni sociali a quelle sportive, come era ovvio e giusto ma fu battaglia anche lì, dove addirittura finii per mandare a quel paese un vicedirettore generale, prima della Paralimpiadi torinesi.


Antonello quel giorno in Sala Arazzi ci fu, come c’è sempre stato e come ci sarebbe sempre stato, nonostante gli impegni. Tornando a quel dicembre 2000, pochi mesi dopo, era il giorno del Giubileo del Persone con Disabilità, e lui fece una cosa che non mi sarei aspettato. Avevamo ottenuto una diretta notturna su Radio1 dalle undici fino all’alba. Negli studi di Milano c’erano Dario Fo e Fabrizio Frizzi che conducevano da lì mentre io andrei a prendere Antonello che aveva un concerto a Palermo. Così, con un aereo, arrivammo a Napoli – per Roma a quell’ora voli non ce ne erano più – e da lì con i microfoni, mentre guidavo, ci alternavamo con Frizzi e Fo da Milano portando avanti la trasmissione.


Arriviamo dopo due ore negli studi di Saxa Rubra e finiamo, insieme ai Ladri di Biciclette, la lunga diretta che diede un piccolissimo segno importante per il Giubileo a Viale Mazzini. Era ormai l’alba avanzata quando uscimmo cosi finimmo in centro, in una Chiesa che lui ama molto tanto da intrecciargli il nome di un figlio. Poi andammo a casa mia perché voleva salutare Luigi. Lui era già sveglio in camera sua che ascoltava al solito musica mentre Anna ebbe uno choc ritrovandosi Antonello (che non conosceva) in casa alle sette del mattino. Luigi quando lo racconta – e lo racconta spesso – dice che sua madre si era barricata in camera e non ha tutti i torti.


Vado a darmi una lavata e, rientrando nella stanza di Luigi, trovo Antonello che saltella per la camera su una gamba sola. Lo guardo e lui mi dice che sta facendo vedere a Luigi com’è una gru, incrementando la mia confusione. Pare dunque che stessero leggendo un Disney – Robin Hood sostiene Luigi quando lo racconta, anche se non ricordo gru in quella storia – e tutto divenne più chiaro e molto Antonello e Luigi.


I ricordi che potrebbe farvi Luigi, cari Genitori di Cinzia, sono tantissimi e non li farebbe certo per difendere Antonello dalla canaglia e dai cani feroci e vigliacchi che le danno nome. Non ne ha bisogno di certo. Ma, in fatto di certezze sono altrettanto certo, certissimo, che Luigi ci terrebbe che voi tre sapeste queste sue cose, legate a una delle persone cui é più legato, che più conta per lui, come amico e non solo come artista.


Cordialmente,

Carlo Romeo

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