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Logbook 422 – Spot e metropolitana

Non capisco molto i social ma in realtà ormai non capisco più neppure i giornali. La tv poi la accendo solo per qualche film mentre guardo il resto molto ma molto raramente e solo per confermare l’opinione che ne ho oggi. Michele invece è nato alla fine del millennio scorso ma è cresciuto di fatto con telefonini, pc eccetera, scegliendo poi al momento giusto Scienze della Comunicazione con relativa laurea. Di lui, comunque, mi fido sia dal punto di vista personale che professionale quindi se dice che per le Nuvole – libro che ha cominciato la sua strada amazonica senza pretese ma che fa piacere se viene letto – conviene fare un video, io obbedisco.

Così dopo la rassegna stampa, lo vedo per un caffè al Washington. La ragazza che ce li porta sorride il che non guasta, soprattutto se sono le nove del mattino e sei in piedi già da cinque. Decidiamo dunque di provare a fare il video in radio, nello studio 2, luogo dominato dal microtavolo compagno di tante maledizioni nel periodo COVID. Vista però la giornata splendida, optiamo rapidamente per la torretta del Diana dove Roma con tutte le sue contraddizioni millenarie offre vista e spunti di riflessione ma anche di terrore puro, pensando al prossimo Giubileo con Piazza Venezia per aria.

La cosa di Piazza Venezia e della nuova fermata della Metro, confesso che non la ho capita. Sei nel cuore del cuore di Roma. Sotto a trenta metri hai il centro della storia di una città plurimillenaria che qualcosina ha contato. A tredici minuti a piedi, andando molto piano e passando per i Fori che sono oggettivamente un belvedere, si arriva a Piazza Venezia a piedi. Il che non c’entrerebbe molto se non ci fosse il fatto che una stazione della Metro al Colosseo c’è già, attiva da anni e che porta ovunque. A che serve Piazza Venezia? Che cosa comporterà per un futuro non breve? Inaugurazione, assicura il Campidoglio, nel 2030 con comprensibili conseguenti ilarità diffuse alla notizia, da parte degli abitanti.

Comunque, con Michele abbiamo fatto il video, scordandoci del microfono sul bavero. Ho pertanto girato il resto della mattina con il microfono addosso, cosa che vent’anni fa avrebbe fatto effetto, oggi non so. I miei tempi sono pur sempte quelli di quando uno che camminava parlando da solo rappresentava inesorabilmente un caso di instabilità mentale. Oggi invece decine di persone parlano da sole, gesticolano, si incazzano eccetera mentre camminano. Il che, tanto per citare, è bello e istruttivo. Ecco comunque lo spot (https://www.instagram.com/reel/DCjTTzUIcoj/?igsh=ZGxlb2s1cTd2NXFv).

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