E così arriva anche Borges nella vicenda con un libro che non racconta una storia che il lettore crede di avere letto. Dunque trovo la storia del sottotenente in fuga su Jerome e sono convinto di averla riletta in Roth.
Scrivo convinto poi vado a controllare il libro di Roth per il piacere di rileggere la storia. A una certa età, fidarsi della memoria è rischioso. In realtà infatti Roth racconta un’altra storia, diversa, con il sottotenente che è realmente un eroe condizionando poi quindi, nel bene e nel male, la sua famiglia e le generazioni a seguire. La cosa è strana, pienamente borgesiana appunto, e richiede qualche considerazione oltre che le scuse all’incolpevole Roth, dando colpa alla memoria e alla fretta, tragica maledizione del secolo in corso.
In sintesi il libro di Roth che ricordavo io non esiste se non in un angolo di memoria mentre resta il libro di Jerome – “Appunti di romanzo” e grazie al cielo quella è realtà. Un libro che esiste e uno che non esiste, trasformato in altro dal tempo. Borges da qualche parte sorride o forse ride convinto. Anche sulla memoria, oltre che sulla fantasia del lettore (“cui appartiene metà del libro”), ha scritto peraltro cose bellissime.
