Se non sono già Tenenti di Vascello (TV per comodità), poco ci manca. Poi arriverà inesorabile il salto da “Signor…” o “Signora…” a “Comandante…”, il che non è poco per i ragazzi nelle foto.
Eravamo in mezzo all’Egeo verso lo Ionio e il loro Comandante alla Classe era l’allora CC (Capitano di Corvetta) oggi Ammiraglio Alberto Tarabotto, sommergibilista e caro amico anche se non ci si vede da una vita. Le amicizie di mare sono peraltro così.
Ero imbarcato come advisor di UPICOM – quindi Palazzo Marina – proprio perchè il Comandante di allora, l’Ammiraglio Roberto Camerini aveva condiviso con me la potenziale straordinaria forza di comunicazione del Vespucci. Quante volte avevo ripetuto che i media dovevano essere considerati come un vero e proprio sistema d’arma, con i vertici e no delle Forze Armate in riunioni, lezioni ecc., nel primo decennio del secolo, fra varie perplessità e solide convinzioni.
Realizzammo dunque per gli 80 anni della nave – Comandante Paolo G. Reale – un video tutto autoprodotto con personale della Marina. Oggi è normale, allora non lo era e stiamo parlando di quasi vent’anni fa.
Arrivarono poi gli altri imbarchi, Mediterraneo, Atlantico, Mare del Nord e momenti come uscire da Amburgo o le bianche scogliere di Dover o l’ormeggio a La Rochelle con quattro dita da una lato e quattro dall’altro dalla banchina o Gibilterra passata a vela e Comandanti poi altri amici cari come Angelo Patruno e Roberto Recchia e tutta la memoria che questa nave da cui è impossibile sbarcare, una volta a bordo, comporta.
Proprio Alberto Tarabotto, durante quella navigazione dell’Ottantesimo, mi chiese di parlare con i suoi giovanissimi Allievi di media e di come gestirli e non subirli. Quell’aula spettacolare a cielo aperto, con a prora l’ormai prossimo tramonto, e quel pubblico attento che combatteva con il sonno – la grande eterna battaglia degli Allievi – mi sono rimasti nel cuore.
Oggi che i Comandanti alla Classe sono ormai prestigiosi Ammiragli e che quei ragazzi e quelle ragazze in via di diventare marinai, sono prossimi – tempo e pazienza – al primo comando, target per cui hanno lavorato dal loro ingresso in Accademia, non resta che dire loro buon vento.
Buon vento dunque a tutti i Triarii e al loro Comandante. Il tempo vola anche lui, come il vento.

