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Ciao Marco.

Domenica prossima, il 12 Aprile, a Torino ci sarà un ricordo di Marco Pannella a dieci anni dalla sua scomparsa. Lo ha organizzato Sergio Rovasio che, oltre a essere il Coordinatore dell’Associazione Marco Pannella di Torino, è stato a lungo il suo più diretto collaboratore e solo chi ha avuto modo di trovarsi a seguire Marco sa cosa questo possa voler dire. Marco chiedeva tutto ma dava tutto a chi si trovava a fiancheggiarlo nelle sue attività che meriterebbero sicuramente ancora oggi maggiore conoscenza.

Programma denso quello di domenica. Saluti istituzionali del Presidente della Regione Cirio e del Sindaco di Torino Lo Russo e poi un elenco infinito di nomi comunque legati in qualche modo a Marco. Mirella Parachini, Francesco Rutelli, Giuliano Ferrara, Maurizio Molinari, Vittorio Feltri, Roberto Giachetti, Francesco Merlo, Matteo Angioli, Rita Bernardini, Giovanna Reanda, Carmelo Palma, Enzo Cucco, Benedetto Della Vedova, David Parenzo, Marco Taradash, Emilia Rossi, il sottoscritto e tanti altri dalle 9.50 fino alle 14,30 Marco sarà il vero e unico protagonista. Sarebbe bello – si diceva con Sergio – che tutti questi interventi potessero poi diventare un libro su Marco a dieci anni di pesante assenza.

Marco manca e questa è una banalità, vera come lo sono molte banalità, purtroppo. Manca il suo rigore umano e politico – “Il rigore dà vigore”, quante volte glielo abbiamo sentito ripetere – ma anche la sua fantasia, il suo coraggio (merce  rara in politica), la sua vicinanza alla gente da cui coglieva spunti, riflessioni, battaglie.

Nel mondo dei media ha inventato cinquant’anni fa Radio Radicale, la sua radio. E’ stata  l’invenzione di un format radiofonico geniale, con i fili diretti e Radio Parolaccia che anticipavano i social di decenni, le dirette dal Parlamento che facevano impazzire la Presidente Iotti e tanto altro. A questo proposito, da giovanissimo parlamentarista abusivo,  ricordo la rabbia dalla Iotti contro i diciannove parlamentari radicali di quella prima Legislatura degli Anni 80 per questa e altre ragioni. Ricordo persino Vincino portato via di peso – per struttura fisica, impresa non semplice per i valorosi commessi di Montecitorio – dalla Tribuna stampa perchè faceva il suo lavoro. 

Per quel che riguarda la tv, Marco aveva anche lì idee geniali, soprattutto in campagna elettorale. In una delle tornate più difficili – al Comune di Catania – riuscì a fare in modo che le sette tv locali il venerdi sera prima del voto trasmettessero tutte comizi e programmi in cui lui era protagonista e tutti diversi. Non a caso il principale quotidiano siciliano lo ritrasse come il capo di una nave corsara, cosa che invece di infastidirlo gli piacque moltissimo. 

A proposito di comizi (fondamentali nelle campagne elettorali in cui si era formato e oggi caricatura bieca di quelli di allora) apparteneva rivendicandolo alla scuola di Di Vittorio, di Nenni, di Giorgio Almirante, di Umberto Terracini che dei comizi facevano arma politica e al tempo stesso arte dialettica straordinaria. E poi l’archivio di Radio Radicale cui teneva moltissimo, intuendone le potenzialità con l’avanzare degli anni. E poi, e poi…

Torniamo a domenica prossima. Radio Radicale, la radio di Marco, trasmetterà indiretta l’intera mattinata e sarà un bel momento per chi lo ritroverà e magari per qualcuno delle nuove generazioni che avrà modo di scoprirlo. I media non sono stati generosi con lui quando era necessario che potesse esprimersi, che potesse parlare e far capire. Ci sono stati giornalisti amici che gli hanno voluto bene (e molti nomi sono qui sopra) ma meritava e necessitava molto di più la sua quotidiana battaglia per far conoscere quelle idee radicali che erano rivoluzionarie a quei tempi (la carcerazione preventiva, le strategie contro la fame nel mondo, la giustizia, la pena di morte e tanto altro).

A domenica a Torino o su Radio Radicale, allora. Ciao Marco, verrebbe da ripetere piano.

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