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Il Subasio e i due soli.

Dante e Francesco con la grandiosità di Giotto che resta – relativamente – di sfondo in un pomeriggio al Museo Nazionale di San Marino, organizzato dalla Dante Alighieri sammarinese. Nella sala conferenze del Museo sotto gli occhi di un Santo Marino tirato a vescovo da Pompeo Batoni, non a caso ritrattista ufficiale delle corti europee settecentesche, Meris Monti e Paolo Valentini raccontano il San Francesco di Dante con l’aiuto della pittura di Giotto e il pomeriggio respira. Valentini e Monti si avvicendano in un dialogo che mette al centro Francesco nel racconto del Paradiso. Il pubblico ascolta con attenzione e le suggestioni che provocano i due relatori scatenano pensieri e ricordi di tanto tempo fa quando Dante e Medioevo erano studio e non solo passione.

Già il titolo del pomeriggio è bello. “Di questa costa… nacque al mondo un sole” e la costa è quella del Subasio, dove poggia Assisi. Dante è tante cose anche nella Commedia. La sua scrittura affonda le sue radici su ciò che vede e che ha visto e ricorda. 

Guardando dalla strada che conduce a Porta San Pietro – la strada che fece prigioniero dei Perugini nel 1202 il figlio di Pietro di Bernardone e di una francese – l’alba nasce in realtà ogni giorno proprio dietro il Subasio. Dante, che a Perugia è passato, questo lo ha visto come lo deve aver visto Francesco che resta prigioniero a lungo in attesa del riscatto. Il sole lentamente supera il Subasio e illumina la valle e il fiume che separa le due città, Perugia al sommo del colle e Assisi alle pendici del monte

Il sole dantesco per Francesco è metafora, certamente, ma è anche ricordo,  una immagine che mozza il fiato guardando il Subasio mentre l’aurora comincia a dare luce dalle mura perugine e che forse gli torna in mente scrivendo. Dante, si sa, non spreca nulla della sua vita errabonda che utilizza tutta nel suo poema, un gioco di specchi dove si incrociano  storie, racconti, pettegolezzi e poi astrologia, scienza, dottrina, teologia e tutto.

Questo tutto si armonizza in un insieme unico che mette al centro la natura umana. Shakespeare, Lucrezio, Montaigne, il Seneca delle Lettere a Lucilio sono altri nomi che in qualche modo appartengono a questa analisi della natura umana che in Dante trova comunque il suo edificio più complesso, nelle infinite chiavi di lettura del caleidoscopio che è la Commedia, nella complessa cattedrale medievale che ha costruito con le parole.

Il Mese Dantesco è invenzione grande, curata con la consueta attenzione per tutto quel che fa da Franco Capicchioni. Merito grande dunque rinnovare la presenza di Dante, indipendentemente dalle mode culturali di terrazze romane e di terze pagine appiattite. E Dante anche questa volta  risponde come ogni volta.

Meraviglioso  il contributo di immagini, come solo Giotto può dare, che accompagna e integra il racconto. Fra Firenze e Assisi con in più le immagini che Anna ha riportato a Meris dalla bellissima mostra perugina sul Santo assisano, nemesi dell’antico nemico.

Bel pomeriggio per chi ha il Medioevo nel cuore da quando si era ventenni e lo Studium Urbis ne era il contesto. E Dante, anche lui, difficile compagno di strada da sempre, che questo pomeriggio mi fermo a vedere   mentre, dall’alto della città nemica di Francesco, guarda il Subasio oltre la valle del Tevere al cominciare dell’alba, raddoppiando il sole.

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