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Teramo.

I calcoli sono facili. Sono andato via da Teramo alle 4 e passa del pomeriggio del 25 agosto 1991 – giornata  non dimenticabile – e ci rimetto piede solo oggi. Trentacinque anni e tanto altro. Ci sono venuto solo per pochi minuti, alla camera ardente di Marco nella  sala del Consiglio Comunale con la sua bara al centro.

Ci torno oggi dopo dieci anni per la serata che Luca Telese ha organizzato, con il quotidiano Il Centro che dirige, all’Ipogeo. Faccio un giro in centro, inciampo nella statua di Ivan Graziani e allora le gambe vanno da sole verso la Cattedrale e le sue scale di Piazza Martiri. Risento la voce di Ivan che mi racconta lui ragazzino da solo su quei gradini e le ore e ore a esercitarsi con la sua chitarra. Diventerà il miglior chitarrista italiano grazie anche e forse soprattutto a quei gradini.

Piazza Martiri mi sembra più piccola. Sarà la pioggia di questo maggio psicotico la memoria. Il comizio finale, il concerto di Ivan dopo un pomeriggio frenetico in cui battemmo tutte le cantine dei musicisti teramani per trovare gli strumenti, la corda della chitarra che salta e lui che continua il concerto con cinque corde.

Luca Telese ha fatto un gran lavoro in questi giorni e si sente l’affetto per Marco. Il Centro ha realizzato lunghe interviste ogni giorno che raccontano tante cose abruzzesi e non solo abruzzesi di lui. Rivedo Mirella e Sergio Rovasio ma non è molto che ci eravamo incrociati e Bruno Mellano che invece non vedevo da una vita.

Parte la serata e aprono il Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto e il Presidente della Provincia Camillo D’Angelo. Stefania Di Padova, assessore alla Cultura, è l’organizzatrice dell’incontro teramano che ricorda i dieci anni trascorsi. Parla Francesco Merlo. Studiare Pannella è fondamentale, ripete più volte mentre Sergio  e Mirella parlano di Marco e della sua capacità di fare diventare cose straordinarie ordinarie. Poi intervengo io cercando di raccontare, attraverso qualche ricordo, il metodo e il modo di pensare di Marco.  Luca Telese gestisce bene un tavolo non semplice. L’orario forse non è dei migliori e il posto un po’ decentrato ma la gente ascolta e resta fino alla fine.

La serata comunque corre via veloce fra ricordi e immagini. Marco amava molto Teramo. Amava parlare  teramano quando era qui e molti piccoli centri abruzzesi li ho conosciuti grazie a quelle frenetiche corse in macchina. Per un uomo come lui che sembrava eternamente in viaggio – déraciné, dicono i francesi di chi non ha radici – le uniche radici che riconosceva erano qui. 

Arrivando, passo dal cimitero. Lui è lassù in alto fra i loculi di famiglia.  Mi chiedo se nel bellissimo angolo del cimitero teramano, riservato agli eroi che si sono distinti in battaglia, non sarebbe giusto ci fosse un posto anche per lui. È stato di certo un eroe – se eroi sono coloro che non si arrendono mai – e, in quanto a battaglie, non gli sono certo mancate.

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