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You’ll never walk alone.

Serata romana che da tradizione è recentemente diventata invece una occasione. Non che questo sia necessariamente un male, a pensarci. La tradizione infatti scivola facilmente sulla normalità mentre l’occasione è, nel suo piccolo, straordinaria, forte del fatto che non sai se e quando si ripeterà. Stupidaggini e ombre che passano come quelle nuvole nere di De André.

Antonello, Sergio, Alfonso e Andrea. Li vedo giovanissimi e bravissimi. Se esistesse un mercato serio del lavoro nel settore sarebbero tutti dove meriterebbero ma questo non è e non è mai stato. È gente peró che non si arrende, che non lo ha fatto mai e che sospetto non sappia proprio farlo. Questa è forse la cosa per cui sono più orgoglioso, se in qualche modo ho contribuito a questo con loro.

Andrea per esempio, quando ha visto precluso la strada che gli interessava piu di ventanni fa, si è iscritto a Giurispudenza. Era la sua seconda laurea e ha ricominciato. Oggi è un ottimo avvocato e un profondo conoscitore della Roma del 1944.  Purtroppo mi accorgo mio malgrado di continuare a trattarlo in certi momenti come quando aveva diciotto anni.  Vero è che già allora era insopportabile.

Anto è (con Ada) una delle persone – poche – di cui mi fido a occhi chiusi. Mi conosce bene, molto bene e io conosco lui. Non molla, forte anche di una compagna con cui ha costruito quattro vite, scavalcando ostacoli duri sempre senza perdere la calma. Non so come faccia, ma aiuta molto. Peccato non vada in barca.

Sergio in barca invece ci va e è un piacere averlo a bordo. È fatto a modo suo. Grande esperto di cinema e serial tv, per i quali ha un occhio critico che gli consente con due aggettivi di chiudere la partita, direi che nel settore è fra i primi dieci in Italia. Tende a complicarsi la vita ma è solido e concreto anche se corteggia la solitudine a volte pericolosamente. 

Stessa cosa per Alfonso che è una delle persone più generose e più  attente che abbia mai conosciuto. Grande operatore e videoreporter di guerra è anche lui uno cui non manca il coraggio di vivere e di guardare la vita per come è realmente.

Sorrido mentre penso che potrebbero essere giovani nonni mentre continuo a vederli come allora. Era una bellissima squadra quella della redazione di Teleroma 56.  Se poi avessimo avuto un management adeguato forse – più che forse – avremmo potuto costruire qualcosa di nuovo nello scenario televisivo nazionale.

Come sempre a un certo punto ci chiediamo, in attesa di pizze e birre, quell’archivio di Telerona 56 che oggi resta solo nella memoria di chi la faceva e di chi la seguiva, dove sarà, che fine avrà fatto. Probabilmente sara seppellito da trentanni in un vecchio capannone a due passi da un casello stradale. Tempo fa, Sergio, passando per lavoro da quelle parti, aveva scattato una foto che rende l’idea delle macerie del tempo.

La vecchia pizzeria di Via Genova, all’ombra del Viminale e davanti a un improbabile ristorante indiano,  resta sempre la stessa da cento anni. Anche la pizza resta la stessa, sotto gli occhi minacciosi del suo fondatore con i baffoni alla Umberto che in alto, da sopra la cassa, in bianco e nero sorveglia da una vita la sua creatura piu di cento anni dopo. Oggi la gestiscono dei giovani molto bravi. Gente che sa accogliere sorridendo chi arriva, che prende le ordinazioni di cinque persone senza appunti e che ama il lavoro che fa. Questa peraltro è cosa che – come l’amore e la tosse – è sempre abbastanza evidente.

Bella serata.

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