Freddo per mare e un po’ di mare, non tanto, che le previsioni non prevedevano. In teoria, le previsioni a ventiquattrore sono pressoché sicure però quando si parla di mare e in particolare di Adriatico, noto nevrastenico, qualche sorpresa può sempre arrivare. Un po’ d’onda insomma, niente di che ma sicuramente imprevista.
L’inverno marinaresco richiede una buona biancheria termica, stivali e calzettoni, guanti, scaldacollo e berretto, oltre a una consistente dose di passione. Vero é che il mare d’inverno ripaga parecchio anche se non riscalda di sicuro. Insomma può avere il suo fascino, anche se non lo vedi dalla spiaggia come Ruggeri e la Mannoia. I colori vanno dal grigio di questi giorni con tutte le sue sfumature ai toni brillanti delle gelide giornate di sole.
Peccato che non ci sia questa abitudine da noi di uscire in barca anche nella cosiddetta brutta stagione. Escono solo i bambini con gli optimist – gente in gamba – e le scuole vela. Escono anche i regatanti che però sono una fenomenologia unica e particolare, su cui non a caso studiano da tempo antropologi e psichiatri specializzati. Per il resto, le barche in porto si chiudono come accade per le case al mare. Via le vele che si rovinano. Teli – elegantissimi o residuati bellici che siano – coprono quasi tutte le barche e girando fra i moli ti sembra di essere su un set cinematografico chiuso o in un luna park fallito. Il tutto diventa non a caso felliniano, con il titolare del nome quando sorrideva dicendo che non si sarebbe mai aspettato in vita sua di diventare un aggettivo. Il mare d’inverno dalle sue parti. Felliniano.
