Qualche giorno fa in rassegna stampa, non ricordo più perchè, citavo Kaputt. Un’ora e mezza di rassegna stampa è roba lunga e i momenti in cui non trovi un giornale o una pagina vanno comunque riempiti. La cosa strana è che quelli che nascono come dei riempitivi. Una citazione, una battuta quando c’è, un ricordo – poi sono quelli che mi ritronano da chi ascolta con maggior gradimento e affetto che considero sincero. Fa piacere anche questo.
Dunque Kaputt. Curzio Malaparte, da buon toscano spurio, aveva il gusto della salsa pesante in quel che scriveva. La pelle, uno dei più bei romanzi dedicati a Napoli e ai napoletani, e appunto Kaputt, lo dimostrano in ogni riga. Ma non c’è solo salsa, anzi, La pietanza c’è e appartiene a quel mondo che mescola l’occhio e la memoria del giornalista con la fantasia dello scrittore. In alcune pagine, ma solo in alcune pagine, Malaparte è persino superiore a uno come Hemingway e Kaputt lo dimostra.
I grandi scrittori scavalcano il loro tempo, giocando fra passato e futuro. Leggo e cito testualmente dalla prefazione proprio a Kaputt di Curzio Malaparte. “Che i tempi nuovi siano dunque tempi di libertà, e di rispetto per tutti; anche per gli scrittori. Poiché soltanto la libertà e il rispetto per la cultura, potranno salvare l’Italia e l’Europa da quei crudeli giorni di cui parla Montesquieu nell’Esprit des Lois (Libro XXIII, Cap. XXIII): Ainsi, dans le temps des fables, après les inondations et le déluges, il sortit de la terre des hommes armés, qui s’exterminèrent”.
