Giornali da leggere insieme è un po’ in sintesi il raccontare la giornata del pianeta appena trascorsa. Questo è una rassegna stampa in genere ma quella di Radio Radicale è un po’ più particolare. Vuoi perchè con i suoi oltre quarant’anni è uno dei programmi più longevi della storia della radio, vuoi perchè affronta da sempre tutti i giornali in edicola, tutte le pagine di ciascuno e non solo le prime pagine.
Un altro aspetto è che è un programma di opinione, come è ovvio, ma è corretto e approfondito. Non è semplice farla. Devi alzarti molto presto, identificare quella che può essere a tuo avviso il filo che lega le notizie di quel giorno, senza farsi spaventare da quelle più urlate. Devi tenere d’occhio l’orologio e avere attenzione perchè la notizia che ti può fare scaletta magari è nascosta in un trafiletto di un giornale che ha pochi lettori ma che è fatto bene e può fornire spunti preziosi. Il tempo corre veloce e in un nulla ti trovi a dover mettere l’archetto che aumenterà pure le sonorità ma evita i botti dei fogli contro il microfono sul tavolo (una cosa che per esempio manda in bestia il direttore del TG5).
A proposito di notizie da saper riconoscere, per esempio, nel periodo in cui facevamo i turni con Massimo Bordin fra il 1991 e il 1995, ricordo bene un lunedi un po’ fiacco e un trafiletto di poche righe in basso a destra sul Giornale allora di Montanelli. Un piccolo fatto di cronaca milanese che era riuscito a arrivare imprevedibilmente in prima pagina forse anche per la domenica redazionale un po’ lenta. La notizia diceva che era stato arrestato l’amministratore della Baggina Mario Chiesa. La stragrande maggioranza dei lettori del quotidiano nazionale non aveva neppure idea di cosa fosse la Baggina, l’ex storico ospizio milanese Trivulzio. Diedi la notizia con evidenza perchè la storia era strana e l’unico a averla riportata era il giornale montanelliano. Da quel trafiletto partì poi Tangentopoli, insomma fu quella la diga che saltò e provocò quella alluvione politica e giudiziaria.
Dicevamo anche della notizia nascosta fra le pagine. Solo ultimamente, ancora per esempio, le morti sul lavoro hanno preso evidenza ma per molto tempo erano solo le solite due righe in cronaca e toccava a chi era al microfono trovarle per dare loro l’evidenza che meritavano e che meritano. Lo stesso discorso può valere per la situazione delle carceri, argomento molto ma molto indigesto per la maggior parte dei giornali e dei giornalisti.
Personalmente rimango peraltro sempre profondamente stupito per la qualità e il numero di ascolti per la rassegna stampa di Radio Radicale, nonostante Paolo Mieli mi ripeta continuamente, ogni volta che ci incontriamo (magari davanti a un piatto di inquietanti spaghetti) che sbaglio. L’ascolto c’è e è forte e qualificato, mi ripete e io mi fido per antica amicizia.
L’ascolto comunque c’è e si fa sentire. L’altro giorno – in uno di quei momenti in cui devi riempire i silenzi perchè non trovi un giornale o un articolo e racconti quel che ti viene in mente perchè la radio è questo – non so perchè venne fuori il “S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo”. La memoria ricorda i versi ma rimuove forse non a caso l’autore che non è fra i miei più amati. Non faccio in tempo riaccendere il cellulare che mi arrivano il nome dell’autore e a me fa piacere, primo perchè mi evita una ricerca o uno sforzo di memoria e secondo perchè conferma, anche in queste piccole cose, ancora una volta che un buon programma in radio per metà lo fa chi parla e per l’altra metà chi ascolta. Inesorabilmente, rigorosamente, inevitabilmente fifty fifty.
