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Logbook 421 – Briciole pericolose

Settimana di rassegna stampa la prossima. La routine accompagna quindi ci sono i treni la domenica e poi Piazza dei Cinquecento (“anche di più”, scherzava Marcello Marchesi) affollata e spossata la sera mentre a grandi passi si avvicina un Giubileo che troverà un cantiere più che un accampamento su fascinose rovine perchè tale è ormai Roma. Quindi l’albergo a due passi.

E poi la mattina all’alba – anzi molto prima visto che ormai è inverno – sveglia e già i primi giornali dal telefono per farsi una idea anche se il lavoro vero si fa sulla carta, almeno per me e per antica abitudine. Esci dall’albergo e la radio è al portone accanto quindi i tempi sono accorciati notevolmente, tanto da vagheggiare l’idea di una rassegna stampa in pigiama anche se impossibile, visto che la ginecocrazia dominante in radio non apprezzerebbe.

Sali, apri la porta della radio, saluti Elizabeth che è già al lavoro, prendi la mazzetta dei giornali, tagli la fascetta, vai in studio, disinfetti l’archetto per antica precauzione covidiana, disponi i giornali in un modo rigidamente scientifico, telefonino sul tavolo, foglioni ASailcielocosa, carta e penna, luci forti dello studio, finestra aperta sul sonno romano collettivo mentre i camion scaricano agli alberghi la lavanderia della giornata poi ti siedi, prendi fiato e comincia la rumba.

Quando arriva il mixer, due chiacchiere ci scappano se si tratta di Alessandro o di Piero che conosco da quarant’anni, mentre si comincia a delineare la trama della giornata e della rassegna. Il ciclo delle onde è ormai un classico. Lunedì fiacco. Pochi giornali e redazioni domenicali quindi molta fantasia nella lettura. Il martedi va già un po’ meglio mentre mercoledì e giovedì sono pieni di cose  – se non di notizie – per arrivare al venerdì dove già si avverte aria di weekend. Messo così, mi rendo conto che il mito giornalistico diventa una epopea fantozziana ma questo è.

Un’ora e mezza è tanto tempo e tanta roba. La voce deve reggere e in alcuni momenti anche la pazienza. Molto è cambiato da quando facevamo i turni con Massimo. Allora le rassegne stampa erano pochissime e molto sintetiche. Oggi ce ne sono ovunque quindi si tratta di dare un taglio che sia specifico anche perchè gli ascoltatori sono gente tosta, preparata e meritano il massimo. Era una lezione che ricordo di Marco quella di non sottovalutare mai l’intelligenza di chi ti ascolta.

Finisce tutto verso le nove e la ginecocrazia che in fondo – molto in fondo – dentro di sè ha degli elementi umani, ti fa trovare un caffè decente e una ottima brioche prima che tu svenga in crisi ipoglicemica. Naturalmente controllano con occhio gufesco che tu non faccia briciole – orrore – mentre mangi in piedi come un cavallo, il che poi è la cosa più impegnativa di una attività comunque complessa come la rassegna stampa di Radio Radicale. Se ci siete, ci sentiamo lunedì.

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