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Mezzo secolo e un microfono.

A Roma piove e, quando piove a Roma, piove veramente. Esco dall’albergo che è notte e diluvia.  Salgo in radio e ancora non c’è nessuno. Di solito trovo Elisabeth, già al lavoro, ma forse è in ferie. Buio e le porte blindate chiuse. Recupero i giornali, apro le medesime porte e entro. Poi comincia il rituale della disinfezione dell’archetto, il recupero dei fogli A3, delle penne e la sistemazione in colonna dei giornali.

Prima rassegna stampa di quest’anno che poi sarebbe quello che segna i cinquant’anni dalla prima volta che sono finito davanti ai microfoni di RR. Allora la radio era a due passi dal Gianicolo, davanti a una pasticceria dove ventenni squattrinati – come eravamo – sognavano di poter fare colazione  ogni giorno. Ricordo ancora il profumo,  dopo cinquant’anni, non delle madeleine ma delle pizzette e dei cornetti caldi. Nostalgie affamate.

Era il 1976. Avevo appena finito la leva e perso mio padre. Collaboravo a Tempo Illustrato (rivista bellissima che dirigeva un grande direttore e straordinario titolista come Carlo Gregoretti) dove avrei pubblicato una intervista a Nelo Risi e poi una inchiesta sui suicidi fra i militari di leva. Arrivai con un nome in tasca – quello di Ezio Valente – datomi da Adele Cambria, grandissima giornalista e fra le madri nobili del femminismo italiano.  Non ricordo assolutamente quel primo incontro anche perché Ezio divenne molto rapidamente uno dei miei pochi amici e oggi è il più antico fra i pochi.

Con Ezio ci mettemmo d’accordo per un programma settimanale dedicato alla leva che raccontava molte cose in tempi in cui di quelle cose era meglio non parlare. La radio fu determinante per fare eleggere e sdoganare i radicali che ottennero quattro parlamentari. Poi quando la radio da romana divenne nazionale,  Paolo Vigevano e Ezio mi chiamarono a fare parte della redazione e partì una delle tante navigazioni.

Un anno dopo o poco più, Teleroma 56 – da poco entrata nell’orbita radicale grazie a Bruno Zevi – mi propose di seguire gli approfondimenti non calcistici nel palinsesto e mi spostai li. Dal 1991 al 1995 tornai in radio per la rassegna stampa, facendo i turni giornalieri con Massimo Bordin poi, qualche decennio dopo, quando Bordin non ci fu più,  ripresi a leggere i giornali con gli ascoltatori. Mezzo secolo, quest’anno.

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