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Logbook 329 – Gaudeamus igitur

Chi per caso avesse avuto la voglia o la ventura di vedere il programma di cui parlavamo qui ieri con Giancarlo e poi Valentino protagonisti, potrebbe essere rimasto con la curiosità di cosa succedeva sul palco del Costanzo Show e su quell’aneddoto appena avviato, e rimasto sospeso, perchè il tempo della trasmissione era scaduto. C’entra dunque nella vicenda Marco che era ospite di Maurizio non raramente. Marco, come d’altronde Maurizio, prendeva l’occasione molto seriamente. Tenere a bada l’energumeno teramano non era facile ma Maurizio che gli voleva molto bene sapeva che era un impegno impossibile e sfruttava diciamo il soggetto, lasciandolo andare dove voleva.

Elemento illuminante della storia è che Marco aveva veramente la goliardia, quella classica, nel sangue. Lui e alcuni altri – penso a Lino Jannuzzi – riuscivano in certi momenti a tirare fuori l’antico spirito goliardico, dissacratore e spietato. Altro elemento pesante nel contesto,  il fatto che Valentino è profondamente, irrimediabilmente, definitivamente sardo quindi è poco salutare rompergli le balle. Chi conosce sardi e Sardegna sa. L’episodio è piccolo e marginale ma a ricordarlo, almeno per me, divertente.

Dunque, Marco viene invitato insieme a altri ospiti non da poco al Parioli. Come accadeva regolarmente in quegli anni, se c’era tv da fare, mi chiedeva di accompagnarlo e così mi ritrovai in platea a godermi la scena. Se, per inciso, fossimo stati in Rai o a Mediaset, avrebbe forse chiesto la cortesia di ospitarmi in regia ma con Maurizio non c’era questo tipo di problemi. Comincia dunque il programma.

A quei tempi non c’erano ancora le radiocamere quindi Valentino che era ancora la mitica camera a spalla di Costanzo, prima di prendere il posto di Paolo Pietrangeli (quando Pietrangeli mollò) e diventare il regista, girava sul palco con la telecamera collegata alla regia che era fuori a Viale Parioli con un migliaio di chilometri di cavo. Il che era oggettivamente piuttosto scomodo ma non ho mai visto Valentino mollare per un problema, tecnico o meno che fosse.

Dunque il cavo della telecamera attraversava tutto il palcoscenico, passando dietro le sedie degli ospiti mentre Valentino vagava da un punto all’altro in perfetta sinergia con lo sguardo dal basso verso l’alto di Maurizio. Dal mio posto fu facile notare che appena il cavo si avvicinava a Marco, lui prima lo osservò di sottecchi, poi, dopo un po’, appena Valentino aveva pronta l’inquadratura, Marco con mossa subdola e quasi invisibile metteva il braccio dietro la sedia e dava una strappata al cavo medesimo. Valentino la prima volta si girò imbestialito, vide la faccia angelica di Marco, sospirò e rifece l’inquadratura. Alla terza volta che succedeva si misero a ridere tutti e tre, perchè l’unico che era riuscito a cogliere la scena era stato Maurizio, oltre me e forse dietro le quinte Silvestri. Una sola persona poteva fare una cosa del genere a Valentino in tutto il sistema solare e farlo ridere di questo; quella sera era sul palco.

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