Caro Andrea,
il 27 febbraio saranno trent’anni. Era il momento in cui la Russia postsovietica poteva diventare altro. Al bivio c’era da un lato la democrazia, dall’altro gli apparati sopravvissuti – KGB in testa – che stavano reagendo per rimettere i russi sotto un regime se possibile ancora più feroce.
Trent’anni. Tu eri lì, impegnato a far vincere la strada democratica ma gli altri non avevano regole. Lo avevi capito che la partita era determinante e che non si può stare con chi nega la persona umana. Per questo ti hanno ammazzato a calci in una strada buia di Mosca e hanno fatto sparire il tuo cadavere in un ospedale dando un nome falso. Quando i tuoi compagni ti hanno trovato, era ormai tardi.
Non credo ti ricorderà nessuno sui giornali in questi giorni. Consentimi di farlo io qui e per quel che vale.
Ti abbraccio.
