In estrema sintesi, il 48% degli aventi diritto al voto in Sardegna non è andato a votare. Ne consegue che le percentuali, che politica e media continuano a spacciare, sono da calcolare sul 52% degli aventi diritto al voto. Poca roba quindi se si parla del 20% del 52, riducendosi drasticamente a numeretti ridicoli, se lo si calcola infatti sul 100% degli elettori.
Ovviamente si dirà che sono problemi di chi non va a votare, dimenticandosi o ignorando scientificamente che una astensione del genere, cui andrebbero aggiunte le schede nulle e bianche, rappresenta di fatto il partito di maggioranza quasi assoluta. La politica non ci sente – le fa comodo il tutto – e conseguentemente i media meno che meno, ma il problema c’è ed è assolutamente rigorosamente emblematicamente esclusivamente definitivamente politico.
Sono ormai troppe elezioni che gli elettori italiani vanno al voto a ratificare scelte di palazzo, di fazione o di corridoio, quasi fosse solo una procedura rituale. Sono ormai troppe elezioni che il voto é diventato un sondaggio da Grande Fratello e non un esercizio di democrazia. Sono ormai troppe elezioni che una parte dell’elettorato non crede più alle balle della propaganda mentre i media sono più o meno di parte o, se si vuole, di fazione.
É comprensibile che ci sia dunque un rifiuto di questa paradossale caricatura di ritualità “democratica” che in realtà di democratico non ha più nulla. Alla politica nel suo complesso, in fondo, fa comodo tutto questo, almeno finché istituzioni e media chiudono gli occhi davanti a questo sintomo gravissimo per una democrazia forse non più malata ma ormai clinicamente defunta.
