Site icon Ferian

Logbook 386 – La voce del dio

Rileggo “Le voci di dentro”. Eduardo é un autore che puoi rileggere e rileggere perché a ogni età in cui lo fai, cambia prospettiva e ti offre nuovi spunti, nuove chiavi. “Le voci di dentro” é uno dei testi più brevi e più tragici che lui abbia scritto. Uomo che conosceva a fondo gli uomini e i contesti (mi raccontava Andrea di un episodio emblematico mentre registravano insieme per la Rai il suo teatro) Eduardo descrive un mondo che apparentemente non cambia mai.

Già in “Napoli milionaria!” il messaggio era di una nottata che doveva passare ma che poi non é mai passata, anzi ha legittimato culture camorristiche e mafiose legate alle cosiddette famiglie, esportando un sistema feroce e funzionale. In “Le voci di dentro” resta comunque il danaro al centro dei rapporti familiari. In questa galleria infinita di mostri, Carlo Saporito cioè il fratello del protagonista, forse é il peggiore, vigliacco e ipocrita come tutti i vigliacchi. Poi c’è la famiglia Cimmaruta in cui tutti sospettano di tutti, assassini potenziali perché il sospetto uccide e fa uccidere. Altri mostri fra noi, come noi, se poi si dà retta a Baudelaire.

Resta, nel dramma di Eduardo, Zì Nicola , o’ Sparavierze, che ha deciso di non parlare più e si esprime sono con i fuochi artificiali, i botti, un po’ come gli dei di una volta, con i loro tuoi e i loro fulmini. In tempi di rumori assordanti che molto spesso non significano nulla, il silenzio torna a essere quello che é sempre stato. La voce di Dio, la voce di un dio.

Exit mobile version