Tornare a Venezia, soprattutto in autunno, è come tornare a trovare una vecchia amica accogliente e al tempo stesso difficile di carattere. Scendo al Danieli che è l’albergo dove una persona potrebbe decidere di invecchiare senza mai uscire. È un po’ come la storia del nobile palermitano che venne condannato dalla mafia a vivere per sempre all’Hotel delle Palme dove aveva diritto di asilo. Se avesse solo messo un piede fuori, racconta la leggenda o la storia, sarebbe morto e sicuramente con considerevole rumore. Strana storia che torna in mente quando sei al Danieli e non ti dispiacerebbe una cosa del genere ma è Venezia che provoca strani pensieri. In fondo il taxi che ti porta da Santa Lucia agli Schiavoni ti fa passare obbligatoriamente davanti a Ca’ Dario, palazzo maledetto per antonomasia, quindi tutto si tiene.
Si riuniscono all’Arsenale per il symposium biennale, tutte le Marine militari in un momento di confronto che per questa edizione vede al centro il mondo sommerso e i suoi scenari prossimi venturi. L’Arsenale è magnifico come sempre e i giochi di luce che accolgono le delegazioni per la prima serata di gala, lo rendono ancora più magico. I Tv e i guardiamarina seguono le delegazioni loro affidate e mi tocca di scoprire che l’ufficiale che si occupa anche di me è uno di quegli allievi del primo imbraco sul Vespucci, quasi quindici anni fa. Li ricordo tutti volentieri i Triarii che fra poco diventeranno comandanti. Non sono più i ragazzini e le ragazzine solo ossa e sonno con cui ho condiviso centinaia di miglia fra Egeo e Ionio. Ormai sono ufficiali formati e il tempo ti ricorda che è suo compito volare via. Rivedo Jacopo Rollo che ormai devo chiamare ammiraglio e che avevo lasciato comandante in plancia del Duilio. Rivedo Rino Gentile, Comandante alla Classe di un altro Corso di Allievi – altre miglia questa volta oceaniche – e oggi adb del Capo, l’Ammiraglio Enrico Credendino, il quale ha la responsabilità di un evento peraltro complesso per logistica e perfetto per realizzazione.
Tre giorni importanti e di interesse per il futuro non solo del mare. Ritrovo anche Ferdinando Sanfelice di Monteforte, Sciabola d’Onore del suo corso che per pochissimo non è diventato Capo della Marina quando era il suo tempo. È un amico carissimo oltre che uno dei migliori studiosi di geopolitica e di strategia navale. Condivido con lui un tasso di socialità relativo che ci porta più spesso in giro la sera per una Venezia battuta dalla burrasca che nei momenti di socialità serale del symposium, peraltro piacevolissimi anche se il libro che vorrei fare con lui so che non lo farò mai perchè certe notti di mare non si raccontano ed è giusto così.
Rivedo anche il presidente della Lega Navale, l’ammiraglio Donato Marzano e Michele che è ormai una delle colonne portanti della comunicazione e quindi dell’organizzazione della LNI. Vado a pranzo con lui, in una piccola trattoria veneziana diciamo caratteristica perchè la proprietaria è cinese e il cameriere parla come Ivan Drago (quello di io-ti-spiezzo-in-due). Mentre ti chiedi se tutto ciò non sia emblematico fra Mosca e Pechino di questi tempi, il leone seduto dell’ingresso dell’Arsenale non nasconde le sue rune incomprensibili sul dorso di pietra e ci osserva mentre pranziamo dopo ordinazioni non facilissime per limiti linguistici.
Riparto in treno e resta la voglia di tornarci in barca come era già accaduto qualche inverno fa. Se ami il mare e navigare, entrare a Venezia di notte è roba che non si dimentica con facilità. Pax tibi, in fondo è roba strettamente da marinai.
