“Nuvole e vento” è un libro particolare, dedicato ai miei amici conosciuti e sconosciuti. È anche la sorpresa di trovare un interlocutore come Amazon che non è un editore certamente ma il suo lavoro in questo ambito lo fa. In pochi giorni il testo si impagina, si inventa la copertina, si controlla la bozza stampata e poi è a disposizione dei trentotto milioni di clienti che Amazon ha in Italia. Tutto semplice e fatto bene. È chiaro che la differenza la fa ciò che c’è scritto ma anche a piccoli e grandi editori capita, per ragioni diverse, di stampare robaccia.
Un altro vantaggio di Amazon è che il libro resta nel tempo, cosa che non accade per le migliaia e migliaia di libri che stampa l’editoria tradizionale. Un libro, anche bello, diventa rapidamente introvabile e amen, è perso. C’è poi il microbusiness di certi piccoli editori che stampano a richiesta e di fatto a pagamento qualche centinaio di copie a potenziali scrittori, accreditati in questo modo davanti a se stessi e probabilmente ai familiari. Sto scrivendo un capolavoro di libro, gridano certi APS mentre pestano sul computer come pianisti impazziti davanti a familiari ghignanti o affascinati. Intendiamoci, nulla di male a pagarsi la stampa del libro. Lo hanno fatto tanti grandissimi autori per grandi libri mentre altri – il Gattopardo per tutti – non hanno neppure trovato un editore, se non dopo la morte del loro autore. E poi Harry Potter non è stato rifiutato da sette editori inglesi, tanto per capirsi, prima di essere pubblicato da una piccola casa editrice?
APS. Umberto Eco dunque li chiamava così. Autori a Proprie Spese, e ne ha scritto pagine definitive nel suo Pendolo, più di trent’anni fa. Definitive nel bene e nel male, intendiamoci. Ma Amazon scavalca il teatrino editoriale che racconta Eco e diventa altro, dove il passa parola (sempre che non ci sia una ambasciata straniera che, per conto dei propri servizi segreti, compra da subito in blocco qualche migliaio di volumi a scopo di lancio del personaggio) funziona e regge anche con Amazon. In fondo il passaparola ha creato i casi editoriali più importanti, meglio tenerlo ben presente se si parla di libri. Difficile farlo partire questo fenomeno ma quando poi parte è una valanga.
Andrea Cavalieri – che lì aveva appena pubblicato un libro politicamente scomodissimo sulla Pensione Oltremare – mi parlava di questa possibilità con Amazon ma restavo perplesso. La mentalità un po’ provinciale che se hai un editore sei uno scrittore o uno studioso, è valida ma fino a un certo punto. Il discrimine resta sempre se il libro è bello o no e in secondo luogo se l’editore paga il tuo lavoro o sei tu a pagare il suo, cosa ripeto rispettabilissima ma che va chiarita bene.
È chiaro che ci sono libri che devono andare in libreria, che devono avere editori che ci credono, che investono e che insomma fanno gli editori e non i tipografi, ma per certi libri diciamo personali o, appunto, particolarmente scomodi, Amazon resta una buona alternativa. “Nuvole e vento” appartiene alla categoria dei libri personali, per esempio. Grazie dunque a chi lo sta leggendo e grazie a chi mi ha scritto dopo averlo letto. Il fatto poi che basta un clic sul pc e ti arriva a casa in due giorni, anche questo in fondo non è cosa da poco.
