In treno verso Trieste per la presentazione al Circolo della Stampa. Il Muro sta andando. Memorabile almeno per me il pomeriggio romano all’Auditorium con Adriana Montezemolo, Gianni Letta, Paolo Mieli e Francesco Albertelli. Bei momenti anche le presentazioni di Reggio Calabria e di Napoli.
Al Salone del Libro di Torino Giorgio Benvenuto poi lo ha definito il più bel romanzo sulla Resistenza a Roma. Insomma, il libro ormai marcia di suo e io lo tengo d’occhio a distanza, come un genitore apprensivo, facendo quel che posso.
Rifletto, dondolato dal vagone – come direbbe Guccini – sulle case editrici e l’editoria in genere. Non ci si lamenta, intendiamoci. Il libro è uscito dopo un anno ma è uscito. Grazie soprattutto a Arcadia, casa editrice che alle spalle ha la storia più che centenaria del sindacalismo socialista, e questo non è poco, anzi, vista la storia che il libro racconta.
Le grandi case editrici sarebbero state meglio? Non saprei. Tendono a vendere ciò che già si vende da solo e la vita dei loro libri in libreria dura lo spazio di un mattino. Le case editrici meno diciamo industriali seguono di più i libri, visto che stampano meno titoli, e il rapporto è più diretto, la cinghia di trasmissione è molto più corta. Vero è anche che in Italia si scrivono più libri di quanti se ne leggano, ma si vede subito, con un po’ d’occhio, se un libro è tale o è solo carta stampata.
Certo deve esserci la possibilità di ordinarlo su Amazon perché le librerie tendono spesso a snobbare quei libri che non conoscono o che non rientrano nella routine. Certo lo ordinano ma la distribuzione è quel che è quindi ben venga Amazon. Per inciso, siamo così sicuri che se più librerie lavorassero di più e meglio Amazon non avrebbe tutte queste praterie spalancate davanti?
Resta però e grazie al cielo sempre più inesorabilmente vero quello che sosteneva Andrea Camilleri cioè che la vera fortuna di un libro sono i lettori e il passaparola. Se il libro piace chi lo ha letto ne parla, lo regala, lo sente giustamente in parte suo proprio, il che per un autore è il massimo. Non a caso penso sia giusto peraltro che in copertina sia il titolo e non l’autore a avere la sua evidenza. Sono dettagli ma che pesano. In ogni caso, il piacere che può dare un bel libro è qualcosa che chi conosce sa quanto può contare. Buona lettura di un buon libro!
