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Logbook 453 – Libri

In treno verso Trieste per la presentazione al Circolo della Stampa. Il Muro sta andando. Memorabile almeno per me il pomeriggio romano all’Auditorium con Adriana Montezemolo, Gianni Letta, Paolo Mieli e Francesco Albertelli. Bei momenti anche le presentazioni di Reggio Calabria e di Napoli. 

Al Salone del Libro di Torino Giorgio Benvenuto poi lo ha definito il più bel romanzo sulla Resistenza a Roma. Insomma, il libro ormai marcia di suo e io lo tengo d’occhio a distanza, come un genitore apprensivo,  facendo quel che posso. 

Rifletto, dondolato dal vagone – come direbbe Guccini – sulle case editrici e l’editoria in genere. Non ci si lamenta, intendiamoci. Il libro è uscito dopo un anno ma è uscito. Grazie soprattutto a Arcadia, casa editrice che alle spalle ha la storia più che centenaria del sindacalismo socialista, e questo non è poco, anzi, vista la storia che il libro racconta.

Le grandi case editrici sarebbero state meglio? Non saprei. Tendono a vendere ciò che già si vende da solo e la vita dei loro libri in libreria dura lo spazio di un mattino. Le case editrici meno diciamo industriali seguono di più i libri, visto che stampano meno titoli, e il rapporto è più diretto, la cinghia di trasmissione è molto più corta. Vero è anche che in Italia si scrivono più libri di quanti se ne leggano, ma si vede subito, con un po’ d’occhio, se un libro è tale o è solo carta stampata.

Certo deve esserci la possibilità di ordinarlo su Amazon perché le librerie tendono spesso a snobbare quei libri che non conoscono o che non rientrano nella routine. Certo lo ordinano ma la distribuzione è quel che è quindi ben venga Amazon. Per inciso, siamo così sicuri che se più  librerie lavorassero di più e meglio Amazon non avrebbe tutte queste praterie spalancate davanti?

Resta però e grazie al cielo sempre più inesorabilmente vero quello che sosteneva Andrea Camilleri cioè che la vera fortuna di un libro sono i lettori e il passaparola. Se il libro piace chi lo ha letto ne parla, lo regala, lo sente giustamente in parte suo proprio, il che per un autore è il massimo. Non a caso penso sia giusto peraltro che in copertina sia il titolo e non l’autore a avere la sua evidenza. Sono dettagli ma che pesano. In ogni caso, il piacere che può dare un bel libro è qualcosa che chi conosce sa quanto può contare. Buona lettura di un buon libro!

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