Il Grand Hotel di Rimini è luogo di fascino particolare. Vaghi nei suoi corridoioni fra poltrone e sofà che fanno pensare ad un mondo che ti scivola via tra le mani, ormai senza più stile o eleganza, per veri o fasulli che fossero.
E’ sera e c’è nebbia. Serata dei Rotary di Rimini e Rimini Riviera con quello di San Marino – ma qui gioco in casa – per parlare di guerra e memoria. Raccontaci quello che hai visto, mi hanno chiesto, e in fondo certe cose chi fa il mio mestiere le ha viste proprio per raccontarle, dunque alla via così.
Molte persone a ascoltare nella grande sala mentre mi sposto fra decenni e continenti, fra storie, guerre e persone. Mi fa piacere che ascoltino attenti mentre riverso, in un ordine che forse vedo solo io, tutto questo.
E’ il Mese della Pace per il Rotary e lo celebriamo parlando soprattutto di guerra. Racconto di radio spente, persone che camminano con i pugni serrati, di macchie rosse dipinte sull’asfalto, di reti da pollaio e cerco di far capire come oggetti e contesti solitamente insignificanti, per chi li ha visti in certi momenti in certi luoghi, possano rappresentare forse paranoie (talvolta incubi) quando la mente torna.
Vedo facce anziane che annuiscono e facce giovani che ascoltano concentrate. Molte domande su cosa è diventata oggi l’informazione, di come la propaganda la abbia sostituita di fatto, di come la memoria si riduca purtroppo sempre di più mentre la bulimia fotografica ammazza nel frattempo la fotografia.
Usciamo nella nebbia, al principio della notte riminese, mentre una di quelle stanze forse ricorda ancora il suo ospite che della memoria e del sogno aveva fatto i suoi pilastri e della vita la sua infinita passione.
Nel piazzale di fronte al mare, mentre salgo in macchina, si sente lontana l’eco di una musica. Banalmente di Rota ma molto molto lontana.
