8 marzo di ascolto nel salone del Giorgia, fra Soroptimist e Rotary a San Marino. L’idea nasce con Francesca Barbieri, presidente del Soroptimist, per ricordare e confrontare storie di donne con le loro testimonianze di una vita, lunga o breve poco conta. La serata sembra avere retto bene, nonostante il rischio dell’andare a braccio. Colonne della serata sono Francesca, organizzatrice seriale, e Luigi Sartini, Chef stellato che rappresenta semplicemente una garanzia da decenni sul Titano.
Il gioco è un incrocio fra storie e storie, intercalate da piatti particolari. La prima a intervenire è l’ospite d’onore, Lea Pedini, prima donna Capo dello Stato – il Capitano Reggente – dell’antica Repubblica. Il suo è un racconto umano, molto politico, di quando la politica non era affetta da quelle insopportabili autoreferenzialità che la inquinano oggi un po’ ovunque. Lei ricorda quei momenti, sorridendo quasi come se sfondare quel muro ultramillenario fosse stata una cosa semplice. Intervengono poi Rosa Zafferani e Maria Luisa Berti che dopo di lei hanno coperto la stessa carica – entrambe due volte – e le loro testimonianze sono di un mondo cambiato, nonostante tutto e non ancora del tutto.
Poi Silvia Pelliccioni, primo direttore responsabile giornalistico samamarinese della Radiotelevisione di Stato sammarinese e reduce del San Marino Song Contest conclusosi sabato. Racconta la fatica di una scadenza importante come questa e io rivedo Cristiano D’Alisera diciottenne che fa le prime regie e che oggi è uno dei migliori registi televisivi di spettacolo. Era il giovane fratello di Luca D’Alisera – assistente e ombra di un genio come Salvatore Samperi – che muoveva con noi i primi passi.
Fu peraltro vera fatica arrivare all’accordo per il primo Song Contest con lunghe riunioni e accese discussioni. Quel contratto per il primo Song Contest sammarinese lo firmai un paio di mesi prima di lasciare l’incarico. Bello che in qualche modo prosegua.
La serata scorre via via, con queste testimonianze nel tempo. Insegnanti come Itala Cenci – figura storica del Soroptimist – che ricorda la campagna per sostenere le donne durante il massacro in Ruanda, commercialiste come Giulia Magnani, imprenditrici come Mara Verbena e giovani dottoresse del 118 come Chiara Manuzzi.
Generazioni e storie diverse che hanno in comune responsabilità e passione, che restano la cifra evidente della serata. Gli uomini ascoltano con attenzione e rispetto. Avevo aperto dicendo che alle donne vanno date le stesse occasioni, le stesse opportunità degli uomini, non privilegi. Insomma, consentirle di giocare alla pari, cosa non sempre scontata.
Si va via dopo una spettacolare tradizionale mimosa dove il pan di spagna (mai capito come venga fuori in quel modo, con tutti quei dadini gialli) e la crema diplomatica si fondono in un unico sapore perfetto. Lo Chef odia le luci della ribalta ma il palcoscenico ha le sue esigenze. Lo conosco e so che preferirebbe cucinare un’altra cena piuttosto ma poi al solito dà il suo contributo, aiutato dal senso istintivo che ha per la sintesi.
Fuori è sera. Serata serena, dunque, a dimostrazione che non servono necessariamente i cosiddetti corteggiati personaggi televisivi “famosi” – spesso è pura arte della delusione conoscerli meglio – ma che si possono costruire serate comuni con le proprie storie. Il che è bello e istruttivo, direbbe Guareschi.