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Borges 40 anni fa.

La morte di Borges quaranta anni fa ha privato chi legge siuna presenza unica nel panorama internazionale  della scrittura. Lo ricorda qui Brunello Montagnese, giovane scrittore calabrese.

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Il labirinto dei segni: Come usare Borges per non perdersi nelle arti moderne.

                                    di Brunello Montagnese

La poesia nei secoli ha subito diverse trasformazioni lessicali, ma sostanzialmente non è mai mutata nella sua forma, più o meno breve. C’è stato però uno scrittore, argentino, che ha provato a spostare il limite, unendo l’arte sopraffina del racconto con il modello poetico. I risultati sono straordinari e possiamo ricordare, “Le cose” o “Buenos Aiers” tanto per fare due esempi. Ma aldilà della poesia, nel senso letterale del termine, Borges ha utilizzato la sua lente sopraffina di scrittore rivoluzionario per qualcosa di molto più arduo. E’ riuscito a creare dei modelli narrativi che hanno l’incredibile capacità di sbloccare il significato nascosto delle altre arti.

Prendiamo per esempio le arti visive. Tutti conosciamo le incisioni di M.C. Escher, il suo mondo fatto di costruzioni impossibili e geometrie paradossali. Un arte, la sua, che ha saputo unire il rigore matematico con l’immaginazione puramente surrealista. E per restare in tema teniamo a mente anche Magritte, che con l’uso di una prospettiva estremamente rigorosa, ha reso plausibili alcuni momenti nella sua arte che sono invece lo specchio di mondi impossibili. Borges utilizza per certe finzioni esattamente lo stesso metodo logico, le sue sono infatti storie che hanno una struttura formale perfetta ma accolgono al loro interno dei paradossi logici di fatto insolubili. “Le rovine circolari” è talmente simbolico e vertiginoso, in tal senso, che stupisce la straordinaria similitudine con le arti appena citate. Il fine comune è naturalmente quello di scardinare la logica tradizionale e esplorare il confine tra realtà e finzione. Usare Borges per comprendere anche l’Arte Concettuale, può non essere quindi un eresia e scavando, come vedremo, la cosa potrebbe non fermarsi ai quadri.

Nella musica di Bach esiste infatti un rigore matematico, che si esplicita nelle fughe e nei contrappunti. Una ripetizione tra “tema e variazione” che benissimo si sposa con l’ossessione di Borges per la metafora della storia umana, composta da pochissimi archetipi ripetuti all’infinito. Una sorta di tempo lineare che tra (passato- presente- futuro) si muove circolare ed eterno. Oggi quella di Borges potrebbe essere una formula per interpretare la musica Minimalista di Philip Glass o la musica Atonale, in cui lo stesso Borges non scorgerebbe un vuoto accademico ma, proprio per la ripetizione ossessiva di temi e la frammentazione melodica, né vedrebbe il commovente tentativo di tradurre l’infinito in suono.

Naturalmente poi c’è chi fin troppo facilmente ha supposto che “La Biblioteca di Babele” sia una rappresentazione fedele di Internet e dei Big Data, ma questo argomento esula forse da questo mio discorso sul Borges grimaldello delle altre arti e forse non rende troppa giustizia nemmeno all’idea lucida dello scrittore de L’aleph, che forse avrebbe immaginato la sua “Biblioteca” più come il nostro intelletto elevato all’infinito che a l’intelligenza della macchina.

Forse l’ultima arte (la settima per l’esattezza), che potrebbe prestarsi per questa dimostrazione delle doti analitiche e decodificartici di Borges è quella cinematografica. Inception e Interstellar di Christopher Nolan sono esempi persino troppo facili da portare. Il concetto di “sogno dentro il sogno” che identifica il narratore come un soggetto di cui si possa perfino diffidare, è l’esatta conclusione che anche Borges anela nelle sue poesie e nei suoi racconti. E questi esempi di cinema postmoderno, dove lo spettatore perde quel punto di riferimento ideale, seguono fedelmente quell’esempio di visione a lungo raggio e che affascina.

Borges in definitiva usava il suo personalissimo codice poetico per dare luce ad una vista che andava via via perdendosi e che forse l’ha aiutato a comprendere un po’ di più della complessità del mondo in cui viveva. Oggi ci lascia in eredità uno straordinario manuale mentale che, se sfogliato, ci aiuta a processare e dare un senso a qualsiasi forma d’arte, presente e perché no futura. Riempiendo per noi di significato, molte di quelle pagine che sembravano vuote.

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