Maurizio Costanzo parlava volentieri di “Una giornata particolare”. Nella sua – ultima – stanza di Via Boezio, raccontava di quanto fosse orgoglioso di aver partecipato a quella avventura che resta un capolavoro unico delle cinematografia internazionale. Ancora oggi la storia è di una attualità straordinaria (se solo pensiamo a come potrebbero capirlo per esempio certi generali russofoni di moda oggi in Italia).
Mi viene in mente il film e le circostanze in cui lo mandammo in onda a RTV – appunto con una presentazione bellissima di Maurizio -mentre sono ancorato a un gavitello fra San Nicola e San Domino alle Tremiti. Perché è proprio qui che, finendo il film, inizia il viaggio di Gabriele verso il confino perché omosessuale. Resta l’ultima giornata, molto particolare e realmente diversa, vissuta con Antonietta. Toccati dalla grazia cinematografica Mastroianni e Loren danno il meglio di loro con una delicatezza magistrale creando un Gabriele e una Antonietta indimenticabili.
Il viaggio di Gabriele, iniziato dove finisce il film, lo avrà infatti portato proprio qui perché era qui che il fascismo rinchiudeva al confino gli omosessuali – ovviamente solo quelli che non disponevano di qualche forma di potere – o meglio gli “invertiti” come si usava definirli. In realtà il fascismo creò una comunità che sicuramente non immaginava e che andrebbe approfondita. Immaginabile che la storia sia bella e tragica.
Il mare blu e le rocce con il verde delle capperaie di queste storie ne hanno viste tante. D’altra parte è la patria delle diomedee, specie marina abituata a piangere gli uomini e il loro destino vacuo. Vanitas vanitatis e tutto è vanità, urla il vecchio ebreo e noi non lo riusciamo ancora a capire, secolo dopo secolo. Alle Tremiti, cadute nel mare come un gioiello prezioso, questo urlo antico e umano è ancora più vero.

