Logbook 292 – Quando le foto erano foto

Dino’s Dark Room. Il titolo è bello per la storia raccontata da Corrado Rizza con un docufilm che sarà a Roma dall’inizio di giugno. Il Dino del titolo è Dino Pedriali, un fotografo geniale e discreto che si sentirebbe molto imbarazzato a vedersi dalla parte sbagliata dell’obiettivo. 

Romano – monteverdino, come era diventato in fondo Pasolini – è scomparso qualche anno fa e sentire evocata la sua foto più famosa mi riporta improvvisamente indietro e di molto nel tempo. Saremo a metà anni 80 perchè nel ricordo Teleroma 56 è ancora alla Balduina, non più a casa di Bruno Zevi, non ancora nella assurda gigantesca location di Fiano Romano. Pedriali venne in studio quella sera per una lunga intervista televisiva e mi resta, dopo tanto tempo, la sensazione di un artista dell’immagine e di una persona attenta, sensibile, che raccontò una storia di amicizia e di lavoro con Pier Paolo Pasolini.

Eravamo nello studio più piccolo della tv e lui parlò anche di quella foto che fece il giro del mondo, diventata il ritratto di Pasolini per eccellenza. Raccontava – se non ricordo male ma non mi pare – che Pasolini era nella sua cucina di Sabaudia e stava scrivendo a macchina, seduto al tavolo dove avevano mangiato e che era stato da poco sparecchiato. 

Pasolini – raccontò – non aveva molta voglia in quel momento di essere fotografato perchè stava lavorando ma Prediali era insistente. Pasolini, smise di scrivere quel che stava scrivendo, alzò gli occhi dalla Olivetti e assunse quella posa quasi provocatoria nei confronti del fotografo.

Effettivamente l’espressione provocatoria la si legge bene a cercarla, una espressione che ci sta perché era nel personaggio per natura e per intelligenza. Dino Pedriali raccontò quella sera che quello scatto era stato uno scatto quasi casuale come capita regolarmente per le grandi fotografie che restano e dove spesso i loro autori si accorgono solo dopo di cosa hanno fatto. 

Pasolini in quel momento insomma vide il fotografo non la macchina fotografica così come – in un’altra foto storica di cui abbiamo già parlato – Churchill vide solo il fatto che Yousuf Karsh per fare quella sua foto ormai storica – dove la volontà di non accettare nessuna sconfitta risultò evidente – gli sottrasse il suo sigaro. “The Roaring Lion”, venne poi notoriamente chiamata quella foto dai giornali anche se, in quel momento, il leone in realtà stava ruggendo principalmente perchè il fotografo lo aveva lasciato senza il suo sigaro.

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