Adriana Montezemolo ha novantadue anni. Ne aveva tredici l’ultima volta che vide suo padre, il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, capo della resistenza militare a Roma. Il padre era a Via Tasso, massacrato dagli interrogatori dei nazisti e della loro canaglia fascista. Da Via Tasso, dove era finito grazie a un delatore che lo aveva venduto, uscì per morire alle Fosse Ardeatine.
Nel pomeriggio dedicato all’ultima edizione del libro di Pierangelo Maurizio su Via Rasella, moderato dall’avvocato Andrea Cavalieri che di quei mesi romani del 1944 é uno dei più profondi conoscitori, c’è anche lei. A Stampa Romana interviene anche il professor Federigo Argentieri, uno storico da ascoltare se si ha la fortuna di sentirlo parlare.
Adriana Montezemolo spiega che ha già perdonato tutti anche il delatore e il suo intervento é lucido e appassionato. Ho aperto io la conferenza in una sala inaspettatamente affollatissima e la presenza della figlia del colonnello Montezemolo, la cui presenza a Roma all’arrivo degli Alleati avrebbe molto probabilmente cambiato molte cose, mi ha fatto venire letteralmente i brividi.
La storia si snoda per tutto il pomeriggio fra vittime di dodici anni scomparse dalla memoria di tutti fino al ritrovamento di un busto al Verano, un possibile attacco che avrebbe liberato i prigionieri di Via Tasso, commissari della polizia fascistissimi che – con nelle orecchie il tuono dei cannoni americani di Anzio – avevano capito che la pagliacciata tragica era finita e che era ora per loro di fare il salto della quaglia. Un pomeriggio con queste e altre cose su cui questi decenni hanno preferito chiudere un sipario che purtroppo è macchiato da molto sangue innocente.


