Logbook 326 – B/N con pigiama

In un mondo che affoga nelle immagini – che ne è ormai di fatto bulimico – difficile spiegare come possano restare, saltando fuori solo per caso,  pochissimi scatti, dopo giorni e giorni di attività in un contesto come quello del fronte fra croati e serbi, oltre trent’anni fa. C’è da dire che a quei tempi si andava di pellicola e a nessuno per esempio sarebbe mai venuto in mente di sprecare costosi scatti per fotografare il piatto che stava mangiando.

Dunque eravamo sul fronte Paolo, non ancora prigioniero di Enrico Mentana, Alfonso non ancora marito di Gaia e io, recentissimo padre con particolari risvolti di natura diciamo avventurosa, tanto per restare in tema. Arrivavamo da Zagabria e eravamo appena stati sul fronte che poi era il fiume Kupa o il suo affluente Korana, non ricordo più. A sud i serbi e loro cannoni, a nord i croati  con gli altrettanto loro cannoni e in mezzo il fiume.

Ho già raccontato in “Burrasche” alcuni aspetti di questa vicenda e questa foto riguarda il giorno dopo. Avevamo preso l’autostrada a Zagabria con regolare biglietto al casello. Guidavo io in quel momento perchè ricordo bene la sensazione un po’ stupida con il medesimo biglietto in mano, davanti al casello o meglio all’ex casello autostradale di Karlovac, visto che era saltato per aria dopo il bombardamento del giorno prima. Prendemmo atto che sarebbe stato difficile infilare biglietto e soldi in quell’ammasso di rottami che era stato una volta il casello.

Dopo le vicende già raccontate, andammo dunque a Karlovac per mangiare qualcosa. La città portava i segni della sua posizione sul fronte. I bombardamenti la avevano colpita pesantemente in parecchi quartieri. Ci fermammo a mangiare un panino e poi in un enorme grande magazzino di quelli che si trovavano una volta in Yugoslavia ci fermammo a fare un giro e comprare qualcosa, probabilmente batterie che consumavamo in maniera incredibile. Avevamo la telecamera ma una o al massimo un paio di macchine fotografiche e comunque, se avremo fatto una decina di foto in tutto, penso sia tanto. Oggi questo può sembrare assurdo ma allora era così. Il nostro centro era la telecamera di Alfonso e le sue immagini insieme alle storie e alle notizie che cercavamo di raccontare.

Nel grande magazzino, comprai per il mio recentissimo e unico figlio – impegnato in una sua battaglia personale – un pigiama, visto he altro non c’era per bambini, e poi uscimmo alla ricerca disperata di una birra. A un certo punto passando vidi un magazzino evidentemente sfondato dalle vicende belliche e mi fermai a guardare, con il pacco sotto il braccio. Non ho mai saputo chi abbia scattato la foto – forse Paolo però – ma la ritrovo per caso (altro aspetto legato alle foto a stampa è il fatto che non sai mai dove siano finite). In rigoroso b/n con passante palesemente slavo e preoccupato e il suddetto pacco sotto il braccio contenente il pigiama, la foto mi riporta indietro in un vortice. 

Per la cronaca, al solito sbagliai taglia. Mia moglie però non si stupì più di tanto, conoscendomi, che avessi preso per un individuo di quattro mesi una taglia che andava dai tre ai cinque anni. Un po’ in crescita, avrebbero detto le nostre nonne.

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