Il ministro Piantedosi é una garanzia. Nei momenti difficili riesce regolarmente a dire la cosa sbagliata. L’ultima é la storia delle persone che portavano dei pericolosissimi fiori – anche se presumibilmente scarichi – non a una delinquente ma a una giornalista uccisa da killer di regime.
Il povero Piantedosi – non sapendo al solito cosa dire né come dirlo – si lancia in un ragionamento acrobatico per cui se mi identificano non lede la mia libertà. Solo che non sono controlli a campione ma sono identificazioni politiche in quanto dirette a persone che stanno compiendo un atto politico peraltro del tutto legittimo.
Che la cosa possa quanto meno sfiorare, se non inserirsi prepotentemente, nell’ambito della schedatura e dell’intimidazione sfugge al povero Piantedosi, la cui formazione culturale ha scavallato le letture di John Stuart Mill, per citare uno a caso che aiuterebbe molto a pensare e che difficilmente si potrebbe definire estremista. Lo ha già fatto con tanti altri, potrebbe funzionare persino con un ministro di polizia come lui.
