Non guardo più la tv da diverso tempo. Ne ho guardata troppa – veramente troppa – nella mia vita e ho raggiunto e superato la soglia della saturazione. In fondo siamo nati insieme nel 1954 e a volte ho il ragionato sospetto che moriremo insieme perchè, a differenza della radio che è immortale, la tv muore e forse è già morta.
Non la guardo più e se mi capita di incrociarla perchè la stanno guardando altri, cerco subito un modo per spegnerla o quanto meno per levale l’audio, se sono fra amici. Altrimenti soluzione all’inglese e non è raro che abbia rinunciato a un ristorante dalle apparenze affascinanti esclusivamente per un televisore acceso.
Luigi ieri mattina stava guardandola. La domenica la guarda e poi la dimentica per il resto della settimana, preferendole – comprensibilmente – PS4, Alexa, Siri eccetera. Si trattava di un programma in studio, televisione dei poveri visti i costi bassi perchè o hai Piero Angela et similia, oppure lo studio fa tanto condominio. Mi ha colpito particolarmente la pupazzeria dilagante, impedendomi di ascoltare quello che dicevano (e questo è stato un bene). Facce ritoccate ormai tutte similmente deformi, capelli tinti fuori contesto, espressioni che sono smorfie, occhi vacui privi di sguardo. Il tutto mi sembrava paradossale, finto, fasullo con qualche indefinito elemento di torbido che con non molto sforzo potrebbe sfociare nell’horror.
La radio parla alla testa della gente, la tv alla pancia. Forse la differenza ormai è tutta qui. Allora, risali le antiche scale oppure riprendi l’antico ascensore, entri, apri la finestra, scomponi la mazzetta dei giornali e si riparte. Le facce dietro il vetro sono quelle di quando avevi ventiquattro anni. Ora ne hai quasi il triplo e va bene così. A domani, buona settimana di rassegna stampa!
