Logbook 367 – Il treno va

Ci sono stazioni che ognuno si porta dentro come una vecchia fotografia. Sono ormai generazioni e generazioni che è impossibile sfuggire a questa regola, più o meno da quando i treni sono diventati il modo di viaggiare più veloce e democratico, al pari dei transatlantici che portavano miliardari e pezzenti contemporaneamente ma separatamente da una sponda all’altra dell’oceano.

Ci sono stazioni dove abbiamo preso treni di notte da giovani, con i vecchi scompartimenti da sei posti – le poltrone in velluto – dove si poteva ancora fumare. I treni veloci di oggi sono più anonimi. Ognuno è ipnotizzato dal suo display personale e le stazioni sono in realtà centri commerciali  che forse non hanno più lo stesso fascino ma sempre di stazioni si tratta.

Le stazioni migliori sono quelle dei piccoli centri, che conservano un loro traffico tranquillo e regolare. Il tempo si ferma e qualcosa si aspetta sempre, sia che arrivi sia che vada via. Luigi non a caso i treni li ama e li ha sempre amati molto. Un viaggio in treno è per lui una festa ma anche stare lì in stazione a vedere gente e treni che si fermano o che passano ad alta velocità è un vero divertimento per lui. 

Una stazione in cui è di casa è quella di Santarcangelo, carissima anche a Tonino Guerra. Ci andiamo con finalmente il sole dopo giorni di pioggia. Passa qualche treno, qualcuno si ferma, qualche altro no. Un regionale diretto a Milano fa scendere un paio di passeggeri. Il giovane capotreno controlla l’orologio, tira fuori un panno verde dalla tasca e fa un segno al macchinista. Il treno sta per ripartire. Luigi le guarda e dice come fra sè “Le  porte del treno si stanno chiudendo come titoli di coda”. Per antico accordo, lo segnalo  subito a Giancarlo Dotto che colleziona queste uscite. Mi risponde evocando Tarantino e magari, se lo dice lui, ci può stare. Il treno riparte.

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