Logbook 373 – Ai Shichifukujin

Bartolomeo Colleoni era noto – almeno secondo i gossip quattrocenteschi – per essere dotato dalla natura di tre peraltro sembrerebbe strautilizzate gonadi maschili invece delle consuete due. Da lì, la sineddoche prese il suo avvio e il cognome si deformò, perdendo l’iniziale maiuscola e sostituendo la doppia ll con il gl che utilizziamo ancora oggi. Usato al singolare, il termine acquista altro senso non esattamente positivo.

Così, per mare e in banchina, si evoca regolarmente il cosiddetto e temutissimo “momento del Colleoni” – mettiamola così – cui nessuno tranne i bugiardi riesce se va per mare a sfuggire. Può capitare con risvolti tragici, come per Bernard Moitessier che sottovaluta il ciclone in arrivo (vuoi per stanchezza vuoi perchè forse non sopportava più Klaus Kinski, attore fuori di testa come un terrazzo che era imbarcato con lui). Sottovalutò il ciclone e perse la barca. Se ne potrebbero fare tanti altri di esempi, frutto di distrazioni, di stanchezza, del letale senso di sicurezza che, quando si vetrifica in eccesso, non perdona. Insomma, capita, è capitato e capiterà a tutti, tranne ai bugiardi.

A te capita nel modo più imbecille, dopo tanti anni o forse proprio per i tanti anni. Sei in ormeggio e devi fare un po’ di lavori sottocoperta  perchè la pompa dell’acqua dolce ha deciso di non funzionare. La pompa assorbe molta corrente – come il verricello peraltro – al che decidi di andare a accendere il motore per  dare un supporto alla batteria. Sali accendi e torni giù. Il rumore del motore copre un leggero fischio che arriva da fuori e che sembra lontano. Non ci fai caso. In realtà il cicalino cerca di dirti che non hai aperto la presa a mare. Il cicalino poi si trasforma in un rumore interno al motore e tu finalmente capisci la cosa, mandi a quel paese quella maledetta pompa dell’acqua dolce e al volo ti butti su a spegnere tutto.

Il momento del coglione è roba così. Distrazione, il cervello concentrato su altro, ignorati gli avvisi che pure metti (un cartello giallo sulle scalette d’ingresso che dice che la presa motore è chiusa), eccetera eccetera. Comunque apri il vano motore e dai una occhiata. Situazione complessa con acqua in sentina che probabilmente arriva dal serbatoio del refrigerante, comunque ancora pieno per più di metà.

Apri il piccolo vano della girante e la trovi distrutta. I pezzi però sono tutti lì quindi non sono finiti nel circuito e questo un po’ attenua l’incazzatura selvaggia che monta. Il tuo è un motore giapponese anzi un signor motore giapponese e non si merita un trattamento del genere. Vero è che una volta era capitato che, esattamente nel centro del porto di Messina mentre uscivi per mettere la prua su Crotone, il meccanico senza avvisare avesse lasciato la presa a mare chiusa ma, quando sei al timone il rumore dell’acqua dello scarico che manca, è un riflesso immediato che ti fa scendere giù e aprirla al volo. Quando sei sotto il sibilo non lo senti e basterebbe mettere un doppio cicalino per risolvere il problema, visto che può capitare in navigazione di essere sottocoperta, soprattutto quando si naviga da soli.

Così, fidando in qualche modo sul Giappone e sulla straordinaria qualità dei suoi motori marini, vai a Cesenatico da Ricci che in tutto il nord Adriatico occidentale è una garanzia per i ricambi nautici. Girante nuova e domani vai a vedere come va, confidando negli dèi giapponesi del mare e dell’industria, oltre che nel consiglio di qualche buon demone etrusco che al cellulare, non lontano da Pyrgi, ti fornisce preziosi suggerimenti e qualche incoraggiamento assolutamente necessario. Insomma sō negaimasu, come pare si dica nella lingua materna del mio motore.

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