Logbook 383 – Mamma anzi Mùtti

Una estate di tanto tempo con la Bol d’Or in Corsica, terra che per la moto è l’ideale fra mare e montagna com’è messa. Spiaggia e un po’ di mare. Tutti a prendere il sole. Anna al solito quando si mette a prendere il sole perde conoscenza mentre io dopo due minuti vemgo assalito da una noia profonda. Mollo il libro e guardo il mare. Due bambini stanno giocando con i cavalloni. Avranno sei e quattro anni, biondissimi. Hanno una tavoletta da piscina e cominciano a usarla per muoversi in acqua. Si appoggiano e battono i piedi, muovendosi e ridendo fra loro per la scoperta.

Il mare non è il massimo. Corrente non sembra essercene molta ma mi fiderei poco. Comincio a tenerli d’occhio, visto che siamo su una spiaggia libera dove non ci sono bagnini e soccorsi. Identifico i loro asciugamani e la loro mamma, biondissima anche lei, che legge un libro in tedesco. Mi sembra di capire che sia un Forsyth ma posso sbagliarmi. Lei legge mentre i due bambini cominciano a muoversi verso il largo con la loro tavoletta. La mamma  legge ma io sono molto preoccupato, un po’ per esperienza, un po’ perché non ho granché di meglio da fare.

Guardo meglio e vedo però che la mamma legge con un occhio solo, perchè con l’altro non perde di vista i due potenziali naufraghi. Mi tranquillizzo ma un po’ anche mi incazzo. Che madre è, mi chiedo, una che continua a leggere in una circostanza del genere. Noto che i due bambini non riescono a girare la tavoletta e cambiare direzione però sembrano rendersene conto e cominciano a fare dei tentativi, peraltro di scarsissimo successo. La mamma, stesa sul suo asciugamano, legge mentre Anna si gira lentamente sul suo asciugamano per rosolarsi dall’altra parte e ricollassa nuovamente. 

I bambini sono perplessi ma essendo tedeschi non si arrendono. La madre ha sempre il libro aperto davanti agli occhi anche se non gira pagina da un bel po’. Ancora diversi tentativi di inversione di rotta con il più grande dei due che è comunque molto attento al fratello minore finché finalmente, quando ho quasi deciso di tuffarmi – mamma o non mamma, tedeschi o non tedeschi – i due navigatori capiscono come funziona la cosa, invertono la rotta e si dirigono verso la spiaggia. Alla fine, toccano con i piedi a pochi passi dalla riva, tutti contenti, e la mamma, in conclusione della vicenda, gira pagina al libro, una pagina che in teoria dovrebbe ormai sapere a memoria. Mi alzo e vado verso il mare per un tuffo, chiedendomi a che punto della vicenda una mamma italiana avrebbe chiamato la CP, i Marines, i Comsubin e il soccorso alpino.

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