Logbook 407 – Ragazzini

Michele festeggia i quarantacinque anni di Gol di notte e a me sembra ieri che stavamo nel garage di Bruno Zevi, quattro gatti ma veramente quattro così quando ci spostammo alla Balduina e diventammo un po’ di più, cominciammo tutti a pensare che forse c’era una strada e arrivarono i ragazzini. 

Il ragazzino era magro e un po’ triste, almeno così a me sembrava. Lo vedevo poco perché lui c’era solo la domenica – arrivava da Ostia, mi pare – per dare una mano alla redazione sportiva. Con Sandro – che lui viveva come Dante viveva Virgilio – era appassionato di calcio straniero. Negli anni 80 questo  argomento non era una cosa normale, non interessava se non quando le squadre italiane incontravano quelle di altri campionati ma poi la cosa finiva lì. Intanto, loro due andavano insieme, ogni settembre, fino a Modena, alla Panini, per farsi dare sottobanco – credo da magazzinieri amici – gli album del calcio straniero che non erano commerciabili in Italia.

Il ragazzino poi, la domenica, utilizzava la mia scrivania, l’unica libera. Glielo avevo detto io che non era un problema visto che la domenica, tranne inviti sporadici a Goal di Notte, non frequentavo la tv che andava a pallonate dalla prima mattina. Il fatto è che, proprio per colpa di quei maledetti album, il giorno dopo mi trovavo la scrivania praticamente verniciata di coccoina. 

La coccoina era una roba bianca, in un contenitore grigio con al centro un improbabile pennello, e serviva per incollare le figurine e quant’altro. Così, lui nei pochi momenti liberi della domenica, incollava le figurine di giocatori di inimmaginabili campionati stranieri. Sandro è uno dei giornalisti più professionali che io abbia mai conosciuto e la lezione arrivava. Come prepara lui le partite, ancora oggi, ormai è di fatto una leggenda. Io però fomentavo – o quanto meno provavo a fomentare – l’ambiente, spiegando al ragazzino che fuori c’era il sole, le coetanee e tutto il resto che c’è se hai diciassette anni ma non avevo alcun riscontro in merito. Poi, un paio di anni dopo, Mediaset anzi Fininvest anzi Berlusconi, che era un genio televisivo, acquistò i diritti del calcio straniero così il ragazzino divenne l’unico in Italia – con Sandro che però era impegnato sul calcio italiano – a conoscere i calciatori e andò a Canale 5, con contratti soddisfacenti che forse smentivano le mie istigazioni. 

C’era anche un altro ragazzino che però già lavorava con noi, essendo da poco maggiorenne. Bravo e motivato ma una volta la fece grossa e lui ancora lo ricorda ai suoi giornalisti. Domenica romana e derby. Lui è di turno ma si dimentica di lasciare le cassette con i gol per il tg del lunedi che quindi va in onda senza gol, con reazioni telefoniche conseguenti e scomposte da parte del pubblico tifoso. Non c’erano telefonini, non c’era il web, eccetera, così, quando arrivò nel pomeriggio per il suo turno in redazione, gli comunicai che quello era un lavoro e non un gioco, che le sue cazzate le pagavano i suoi colleghi e il pubblico e quindi con noi aveva chiuso, spiegandogli come funzionava la porta della redazione in uscita.

Il giorno dopo tornò con il padre e vidi che aveva capito molto bene la cosa quindi tornò con noi perchè era bravo e disponibile per poi proseguire il suo percorso, passando persino per Berlino.

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