In fondo e a ben vedere, il duello aveva una sua logica, un po’ come peraltro i bordelli. Le cose si risolvevano forse un po’ grossier ma in tempi rapidi e non necessariamente con la eliminazione definitiva di una delle parti insieme al problema.
Si risparmiava insomma tempo e danaro e non è del tutto garantito che il risultato fosse meno giusto di quello prodotto da certi tribunali e da certa giustizia. Il duello, per intendersi, è tradizionalmente un combattimento consensuale e prestabilito che scaturisce per la difesa dell’onore, della giustizia e della rispettabilità e che si svolge secondo regole accettate in modo esplicito o implicito tra uomini di medesimo ceto sociale e armati nel medesimo modo.
Ne parlo mentre pranziamo da Lino a Borgo, davanti a una pregevole zuppa, con dei ragazzi/a – bravissimi/a stuntmen sammarinesi e romagnoli – che si divertono all’idea del duello, arte che ben conoscono e meglio ancora praticano, anche se mi guardano oggettivamente e comprensibilmente perplessi, conoscendomi poco.
Però, diciamocelo, con i tempi attuali e ragionando sul filo quasi assurdo e quindi quanto mai adatto all’attualità, il duello forse andrebbe ripensato. In fondo anche a livello tradizionale e internazionale, rappresenta pur sempre la guerra meno cruenta e più economica che la Storia ci abbia trasmesso, era frutto di duelli. Achille e Ettore – anche se Achille barava per parte di madre – oppure gli Orazi e i Curiazi. Insomma non c’è che la scelta.
C’è poi da considerare che, fino a non molto tempo fa, il duello aveva dignità di stampa per poi sparire nel nulla, comparendo sotto altre forme, come ad esempio la pugnalata alle spalle, anch’essa con una sua tradizione solida ma meno onorevole. Oggi poi per i media sarebbe una manna, un bel duello vero con delle regole e con le risse da vicolo cui ci siamo abituati. La generazione precedente la mia, in fondo, conviveva con la possibilità del duello e non escluderei che dalle mie parti, in famiglia – soprattutto quella paterna – la pratica non sia stata messa in essere anche se poi rapidamente rimossa dalla memoria personale e collettiva. La discrezione a ben vedere era un altro degli aspetti onorevoli del duello.
Le regole erano rigide sia per i piani alti che per i quelli più popolari. Spada, pistola o coltello a tre scrocchi che fosse, le regole andavano sempre e comunque rispettate. Se poi due uomini di poesia come Giuseppe Ungaretti e Massimo Bontempelli non esitarono a ricorrere a questa soluzione – sia pure al primo anzi primissimo sangue – per una disputa da intellettuali, oggi quante puttanate eviteremmo di leggere sui giornali, nei luoghi della politica ecc. se si ripristinasse definitivamente la antica pratica? Una modesta proposta, insomma, tanto per citare un esperto di cose umane come Jonathan Swift.
