Presentare un libro può essere altrettanto faticoso e divertente quanto lo è stato il fatto di scriverlo. Si viaggia, si conoscono persone e luoghi che non si conoscevano prima e soprattutto si parla e si ascolta parlare del libro che poi è l’unico protagonista. Non a caso ho sempre pensato, in tempi in cui le librerie vendono gli autori e non i libri, che è giusto che sia il libro al centro di tutto quando si presenta e non l’autore che serve solo a rispondere a eventuali domande.
Il pubblico di solito si divide in due, quelli che il libro lo hanno già letto e quelli che forse lo leggeranno. Le domande e i contributi arrivano comunque da entrambi i settori e aiutano molto a capire serata e chi ascolta.
Milano e Roma sono le ultime due. In realtà, quella di Roma è la seconda presentazione – questa volta alla Fondazione Pietro Nenni, fondamentale a suo tempo per la pubblicazione del libro – con Claudio Martelli mentre a Milano, a sua volta, è stata una magnifica occasione per conoscere fra l’altro il Villaggio Barona, una leggenda milanese – che solo milanese poteva essere ma che dovrebbe diventare italiana – come quella dei coniugi Attilio e Teresa Cassoni.
Alla Fondazione Pietro Nenni, Claudio Martelli ha evidenziato temi che nel libro sono accennati, con la capacità di approfondire e di addentrarsi in un luogo come quello di quei mesi romani che vanno da dicembre a giugno 1944 a Roma e dove si pregiudica non tanto la fine del regime fascista e dell’occupazione nazista ma la nascita della Repubblica. La tradizione socialista che per Martelli è laicamente sacra viene vista in un’altra luce e anche la morte di Eugenio Colorni diventa parte di qualcosa che forse ancora non è stato chiarito.
L’esordio di Martelli, confesso, mi ha dato i brividi. Sentirsi dire che il tuo è un libro “meraviglioso” e “originale” da qualcuno come lui che non è particolarmente noto per diciamo dichiarazioni di cortesia, a me ha fatto venire i brividi. In fondo – l’ho detto anche agli amici triestini nel pomeriggio che Andrea Bitetto aveva magnificamente organizzato – un libro cessa di essere dell’autore quando viene pubblicato e diventa dei lettori, come i figli che a un certo punto diventano più della vita che dei loro coautori materiali. Gia detto peraltro da Conrad e ripetuto da Borges, quindi nulla di nuovo.
Giorgio Benvenuto da parte sua, al Salone del Libro di Torino, lo aveva definito, nella sua attenta e lucida presentazione, il miglior romanzo sulla Resistenza a Roma. Insomma, il viaggio del Muro prosegue e sarà questa estate probabilmente in Maremma, in Calabria, forse a Lerici mentre tornerà poi a Milano e poi ai piedi delle montagne valdesi (dove c’è stata una delle presentazioni più belle) e di nuovo a Trieste, ma andrà anche a Bologna e in tutte le altre occasioni che condivideremo insieme, fino al prossimo dicembre. Grazie a tutti!
Ps. si accettano suggerimenti. Ci sarebbe anche la Sardegna a pensarci mentre mancano – e un po’ dispiace – Perugia e Genova, città affettivamente importanti. Vedremo.