Tempaccio tranne pochi giorni di mare relativamente tranquillo. Arrivo a Manfredonia con raffiche di trenta nodi e relative onde, tutto ovviamente contro. Il Marina funziona bene. Gente preparata e gentile se non fosse che la sera sento parlare in banchina. Il tono lo riconosco ma non collego l’autore. Le parole viaggiano fra solide banalità condite con la consueta abile retorica. Rispetto a quel che gira oggi resta sempre qualcosa ma insomma.
Sbarco, mi affaccio e trovo Nicky Vendola che a un nutrito pubblico vende il suo libro di poesie. Parla di tutto dalla poesia alla politica, da Gesù Cristo alle discriminazioni omofobe. Risento a questo punto il consiglio brancatiano di Andrea Camilleri di non confondere mai le minchie con i paternostri ma a volte – come in questo caso – la cosa ci può stare. Ascolto per un po’ poi me ne vado a dormire.
Vendola non cambia mai e di questi tempi bui di idee e parole è un conforto. In fondo ha lavorato bene in Puglia come Presidente a detta anche dei suoi numerosi antipatizzanti quindi amen. Mi restano negli occhi le studiate alzate dalla sedia nei momenti maggiori di pathos retorico e la noia settantenne mi assale selvaggia.
