Jerome K. Jerome e la marcia di Radetzky

Philip Roth è un grande scrittore e ” La marcia di Radetzky” è a sua volta un indiscutibile capolavoro. La storia è semplice. Durante una battaglia  un giovane sottotenente austriaco  – la battaglia è quella di Solferino – si fa prendere dal panico e scappa dalla prima linea, seguito da tre suoi uomini.

Nella confusione, in sintesi, però sbagliano direzione e finiscono per scavalcare la linea, inciampare in un posto di artiglieria avversario e, ormai completamente fuori controllo, conquistarlo. Il giovanissimo sottotenente diventa quindi l’eroe della battaglia. Di qui, arrivano poi la decorazione più alta direttamente dall’Imperatore, il suo nome sui libri di storia e un comprensibile eterno, enorme senso di vergogna per quella storia e quella medaglia.

Bella storia che Roth scrisse nel 1932. Solo che… Solo che la storia era già stata raccontata nel 1893 in “Appunti di romanzo”,  uno dei più bei romanzi di Jerome K. Jerome, il grande scrittore inglese di fine Ottocento, ben noto per i suoi tre uomini in barca e regolarmente sottovalutato almeno dalle nostre parti.

La storia del giovane sottotenente eroe grazie al panico infatti,  la racconta quarant’anni prima proprio Jerome nel suo libro e nei dettagli – compresi gli schieramenti austroprussiani – e la racconta bene. Vero è che Roth parte da lì per poi raccontare la vita successiva dell’eroe mentre Jerome si ferma lì nel suo bellissimo libro che oggi pubblica onorevolmente solo una piccola casa, la Leone Editore.

Jerome K. Jerome, Appunti di romanzo, da leggere se lo si riesce a trovare.

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