Andrea Camilleri ha scritto tanto e ha scritto bene e questa è cosa cognita, come direbbe lui. C’è però un libro – insieme ai più celebri Birraio di Preston, alla Forma dell’acqua e al Cane di Terracotta – che mi è molto caro a rileggere. Si tratta dei racconti che Camilleri ha riunito in “La guerra privata di Samuele e altre storie di Vigata”, uscito nel 2022 (se non sbaglio) e che sono un miracolo per la capacità di scrittura e racconto che hanno.
Ad Andrea raccontare storie, inventarle per raccontarle, veniva facile e naturale e in questi racconti la sua magia è totale. Due (oltre quello che dà il titolo al libro) in particolare: “La tripla vita di Michele Sparacino” e uno dei più bei racconti di mare che siano stati scritti negli ultimi cinquant’anni, quel “I quattro Natali di Tredicino”, che quando lo finisci ti sembra di avere l’odore di mare addosso.
“La guerra privata di Samuele” richiama e rilancia “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman con un finale diverso e una scrittura più mediterranea e solare, con il sorriso fenicio di Andrea Camilleri sempre di quinta nel racconto, rispetto al grigio tragico di Uhlman. La storia corre fra il cretinismo della propaganda di regime – in questo caso quella fascista – e la scoperta di una amicizia che questo cretinismo fa nascere e consolida. Tempi di propaganda feroce anche i nostri e pure più subdoli rispetto alla pacchianeria di un regime come quello fascista fondato sull’arte circense e su un pagliaccismo estremo e congenito, ridicolo quanto tragico. Poco importa se la storia che racconta Andrea Camilleri sia reale o no. Bello pensare che lo sia ma in fondo conta poco.
“La tripla vita di Michele Sparacino” è altra vicenda dove invece la fantasia prende il sopravvento sulla realtà e costruisce in un caleidoscopio irrefrenabile una vita non ordinaria. Il gioco parte da lontano e arriva imprevedibile con colpo di scena magistrale, (sempre che si abbia l’antica accortezza di non leggere i risvolti dei libri che in qualche caso – per esempio in questo – possono non aiutare il perfetto finale di chi costruisce con paziente attenzione una trama).
Lo rileggo e lo ritrovo più bello, questo libro e ritrovo Andrea e la sua mancanza. Non sarebbero questi tempi – tempi fitusi, direbbe – che lui avrebbe vissuto volentieri ma questo non serve molto a fermare la nostalgia. Un libro che a rileggerlo torna a dare respiro e ce ne fossero.
