Mattinata bolognese in Accademia delle Belle Arti per un consiglio di amministrazione concreto e (relativamente, quattro ore) veloce. Il contesto in cui siamo – il vecchio convento gesuita – è affascinante come sa esserlo un luogo antico dove l’arte classica convive con il fumetto d’autore e le nuove tecnologie.
In un momento di pausa del CDA, faccio due passi nei corridoi settecenteschi. Girato un angolo mi piomba addosso Parigi e tutto quel che Parigi ricorda. In fondo al corridoio la Nike, o meglio una sua sorella minore, domina ogni spazio.
Alta anche lei due metri e mezzo, anche lei che sembra appena atterrata nel vento sulla prora di una nave, la Nike di Samotracia è lì che domina la scena. Gli studenti sono abituati alla sua bellezza e non si soffermano, purtroppo o comprensibilmente che sia. In un corridoio vicino intanto il Galata vive la sua magnifica eterna agonia a poca distanza dalla Pietà michelangiolesca. Copie perfette perciò il bello rimane.
Finita la pausa, torno in consiglio con qualcosa in più dentro. La bellezza salverà il mondo. Dostoevskij era uno che sapeva.

