Se Alessandro Manzoni vantava i suoi venticinque lettori e Giovannino Guareschi (per umiltà nei confronti del padre dei Promessi sposi – un suocero sui generis, verrebbe da dire -) ne vantava ventitrè, questo logbook che ne ha ben 169 non avrebbe ragioni per lamentarsi.
Infatti non ci si lamenta, perché chi si è iscritto e riceve sulla sua mail in tempo reale ciò che compare su queste pagine virtuali, è qualcosa di più di una lettrice o di un lettore. Alcuni probabilmente sono amici con i quali ho condiviso e condivido idee, parole, dubbi (molti) e risate (poche ma il problema purtroppo in questo caso è mio e me ne accorgo come mi guarda stupito Luigi quando mi vede ridere). Altri che leggono invece probabilmente non li conosco ma è come se li conoscessi perché loro conoscono me e questo basta.
La scommessa di questo blog, o quel che è, era partita nel Natale di ormai cinque anni fa, provocata da due ragazzi che ho visto nascere e crescere e che oggi sono uomini in gamba. Non ci credevo molto, confesso, e ne capivo anche meno ma sono cresciuto a diari e diaristica rigorosamente cartacei e stampati. Maestri immensi come Montaigne, Brancati, Flaiano, Stendhal, Koestler, Munthe e tanti altri mi hanno aiutato a capire me stesso e non solo. Molte di quelle pagine – bellissime – avevano il merito di non essere nate per avere lettori ma solo per avere modo di riflettere e circoscrivere momenti di vita piccoli o grandi perché la scrittura aiuta a fare chiarezza.
Si aggiunga a ciò, per quello che riguarda me, in questo scrivere, un avere e conservare memoria. Un fiume bulimico di fotografie spesso inutili oggi purtroppo domina e dilaga ovunque, non raccontando storie vere ma millantando felicità inesistenti e tragiche, evidentemente fasulle quanto una moneta da 3 euro.
La scrittura, quando è tale, invece approfondisce, scava, racconta. Fra una fotografia e uno scatto da uffici stampa o da matrimonio ci sono abissi di umanità e di realtà. Altri grandi Maestri – questa volta non della diaristica – ci hanno insegnato la magia di una immagine che racconta una storia. Una cosa che ripeteva Andrea – bellissima la mostra al Maxxi – è che era solo un problema di occhi e di tecnica raccontare con una immagine una storia. Forse aveva ragione, forse serviva altro. Di fotografi che hanno il dono di vedere la storia e fermarla, di persona ne ho conosciuti solo due. Uno, Tano (la prima foto), antico amico che non vedo da una vita e che lo ha fatto di professione per decenni pagando il prezzo – alto – di scattare cosa e come voleva lui mentre l’altro, Andrea (la seconda foto), fa – e lo fa bene – l’avvocato. Il che può essere considerato peraltro sotto certi aspetti bello e istruttivo.
Sono tempi comunque in cui si legge poco. I libri hanno più scrittori che lettori ma possono contare sulla qualità di chi legge mentre la quantità – grande mito che ha avvelenato i media dei passati decenni dove contava più quanto vendeva, in tutti i settori, una puttanata rispetto al suo valore in sè – a me sembra ormai più un disvalore che un valore.
Insomma, un grazie alle 169 amiche e amici che si sono iscritti e che, quando capita, leggono queste cose. Le ragioni – torniamo alla diaristica – sono complesse perché la storia, la vita quotidiana, di una persona è storia di ogni persona. Oltre la diaristica poi una volta esisteva un’altra forma oggi scomparsa, molto affascinante e che rientra nel discorso. I tecnici la chiamano epistolografia, l’arte di scambiarsi lettere. Anche questa sta sfumando via via, se irrimediabilmente o meno non so. Queste pagine sono dunque anche lettere di amicizia a chi può leggerle (e a qualcuno che leggerle non le legge ma è come se e forse un giorno le leggerà).
Grazie a tutte e a tutti voi 169, in sintesi.

