Fra noi 14.

Carlo,

Perdona il “tu” ma come si fa a darti del “lei”.

Ci sei entrato in casa per anni all’ora della colazione, col volume della voce GIU-STO! per siffatta circostanza (chi mai sopporterebbe le voci squillanti di prima mattina? E che ci sarebbe mai da squillare, oltretutto, nel leggere la Rassegna Stampa? Dai, su).

Noi lì pressoché in mutande a prepararci non solo psicologicamente ad affrontare una nuova giornata in questo Paese che bisogna proprio essere dannatamente appassionati di Surrealismo per amare, tu là a condire con la tua indispensabile ironia il Pane Quotidiano dell’informazione.

Ti scrivo essenzialmente per esprimere tutto il mio dispiacere per questa assurda vicenda della formattazione della Rassegna sulle mono-corde vocali di Barbano, vai a sapere che ha in testa Mister Turk, spero tanto che ci ripensi, e ringraziarti per averci tenuto metaforicamente la manina per tutti questi anni nell’affrontare quella montagna di assurdità che ormai la stampa ci propala, tolte le dovute, benedette, eccezioni. Confesso che senza quella sapiente dose della tua ironia (sempre sia lodata!) non vedo come potrò resistere.

Quindi ti offro il mio saluto, capitano mio capitano, bella l’idea del blog per restare in contatto, e speriamo in venti migliori.

Veronica Pede

hdr

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