Scriviamoci sopra qualcosa dunque con questo Galata nella sua eterna straordinaria agonia lassù in Campidoglio. Ne parlava ieri di questa aristocrazia Francesco Merlo su Repubblica in un suo pezzo per larga parte condivisibile – con la consueta maestria di penna e di pensiero – di aristocrazia dei perdenti, evocando Marco Pannella e non solo. La lista potrebbe essere lunga. Ernesto Rossi per rimanere in zona e Salvemini ma anche Tommasi di Lampedusa, il vagabondo di Chaplin e tanti altri americani che Trump non capirebbe.Una lista infinita e non di poco prestigio, a ben vedere.
Gente che perde bene perché si ritrova sempre dalla parte di un nobile fallimento rispetto di contro a quella di un volgare successo. Non che ci sia ovviamente da essere troppo allegri in questo, se ci si trova, perchè, alla fine della fiera, farebbe piacere vincere ogni tanto. Ma senza questa aristocrazia dei perdenti in fondo non esisterebbero l’arte, la storia, la letteratura, il cinema, la musica e forse persino molte religioni che sulla sconfitta fondano la loro vittoria.
Losers insomma ma con l’orgoglio di essersi battuti bene. Trump non potrebbe capirlo e questo è confortante. Dietro la collina delle Termopili, Konstantinos Kavafis invece lo capisce bene e sa come dirlo.
