Il primo ricordo che ho di Emma avrà cinquant’anni e se chiudo gli occhi lo rivedo nettissimo. Io sono fuori da Palazzo Corsini su Lungotevere di fronte alla Farnesina. Dal palazzo escono improvvisamente un gruppo di radicali, reduci da qualcosa, forse ai Lincei o non so ma una manifestazione sicuro. Emma esce a cavalcioni sulle spalle di Paolo Vigevano che basso non è e c’è una atmosfera di festa, di allegria. Mi sembra di ricordare anche Spadaccia e qualcun’altro, non Marco. A quei tempi ero già in radio ma li conoscevo poco direttamente e quella fu la prima volta che vidi Emma.
Era il 1976 e Emma Bonino era già parlamentare giovanissima e motivatissima con un suo modo di fare politica come donna, un modo che oggi sembra assolutamente normale. C’è molto di Emma nelle donne in politica di oggi. Per esempio in Giorgia Meloni che negli anni 70 con quel MSI non avrebbe avuto terreno di azione. Alle elezioni del 1976, altra rimozione mediatica, i radicali scelsero di mettere capolista solo donne e entrarono Emma e Adele Faccio insieme a Marco e a Mauro. Emma aveva una costanza e una carica fortissime già da subito e era fra i parlamentari più giovani. Era una spugna che imparava e intuiva tutto, che riusciva a reggere i tempi e i ritmi di Marco, cosa non del tutto agevole. Aveva quella simpatia che in politica risultava una novità fra mezzi sorrisi (quelle rare volte che comparivano) e tristi grisaglie.
Poi il fiume di ricordi si allarga, A Praga venimmo arrestati insieme ad altri radicali per una manifestazione che sanciva di fatto l’agonia del regime parasovietico che di fatto sarebbe crollato l’anno dopo. Emma era serena e rigorosa davanti alla gendarmeria, forte delle sue ragioni molto più che del suo status di parlamentare che ai funzionari locali non impressionava più di tanto.
Tante altre cose, tanti altri momenti. Poi il pianeta radicale, piccolo ma solido, esplose come colpito da un meteorite. Marco era sempre più stanco e malato e anche lei aveva cominciato il suo percorso difficile sia in politica che a livello personale. Io sono io non la mia malattia, ripeteva e a ragione. Oggi, come molto spesso accade con i radicali, e vale la pena ripeterlo, è argomento scontato ma molti argomenti oggi scontati, se si va a vedere, nascono dalla fantasia e dal coraggio di quei radicali di allora.
Oggi che la politica è bottega dichiarata e rivendicata, che la propaganda truffaldina ha preso il posto dell’informazione, che i parlamentari non rappresentano più tutto il popolo italiano senza vincoli di mandato, come vorrebbe la Costituzione, ma sono ormai assimilabili ai cortigiani del Rigoletto, mentre in quel Parlamento la cultura era libertà e la libertà era cultura e tutto era politica alta, sentiremo anche questa mancanza forte. Certo, anche quella politica aveva grandi limiti e responsabilità ma aveva comunque livelli alti – esprimeva il meglio del Paese per quello che era – mentre oggi mediocrità e incompetenza trovano il loro posto proprio in quanto tali. Senza rimpianti dunque per quei tempi ma sempre serbando memoria perchè non siamo altro.
Emma aveva le sue impuntature, le sue ruvidezze e le sue fragilità ma era un riferimento per una politica che guarda lontano, rigorosa e onesta. Ricordo epici scontri con Adelaide, sotto lo sguardo dolce e ironico di Adele Faccio, una delle persone più buone che abbia mai conosciuto. Le esplosioni di lagrime quando Marco eccedeva, cosa che non gli era infrequente peraltro.
Tante cose e scriverle qui forse serve per fermare e trasmettere memoria di un mondo antico che oggi sembra sfumare in una nebbia angosciante. Dobbiamo molto a Emma . Ringraziarla oggi è un dovere e una prospettiva per una certa Italia e una certa Europa.
