Cambio di telefono e saltano fuori foto dimenticate. Sono ormai le proustiane madeleines aggiornate ai nostri tempi? Forse ma, come le madeleines di Proust, ti fanno ripiombare improvvisamente in tempi e luoghi lontani.
L’Afghanistan è terra splendida con gente straordinaria. È affetta da una malattia congenita che si chiama localizzazione. Fra Iran, Russia e dintorni, Cina, Pakistan più altri ospiti temporanei di varia natura, ovviamente la vita non è facile. Alessandro il Grande aveva già intuito che quella terra era una sorta di centro cui affluivano da tutte le direzioni traffici, armi e culture e la aveva conquistata.
La foto ritrovata è nell’hangar della base di Herat, dove fra l’altro hai visto per la prima volta i primi droni, i Predator. Una quindicina di anni fa e eri lì come advisor ISAF per SMD, uno degli impegni più duri e più intriganti che ti siano mai capitati. Un giovane Ufficiale di Marina in gambissima aveva curato questa attività che andò poi molto bene. Per inciso e con grande affetto, buon vento per il nuovo importante incarico che parte questa settimana a Palazzo Marina, caro Francesco. Farai bene (come sempre), questo è certo.
Torniamo in Afghanistan. Il fatto è che vedi questa foto e rivedi la speranza data a quella gente. Vedi donne e uomini in uniforme del tuo Paese e non solo che hanno nutrito con l’esempio questa speranza di un mondo diverso.
Rivedi lo sguardo di una bambina afgana, ipnotizzata per mezz’ora a fissare un tenente dei bersaglieri – Garibaldi direi – con i capelli biondi raccolti come da regolamento che si intravedono da sotto l’elmetto. L’ufficiale avrà non più di trent’anni, sicuramente meno, ma la vedi gestire in perfetta tenuta da combattimento alcuni suoi uomini impegnati in un lavoro non facile. La bambina guarda la ragazza come fosse una astronave appena atterrata. È armata. Comanda uomini che sono il doppio di lei. Non sei lì per fare foto – tutt’altro- ma sai che una foto del genere servirebbe non poco a spiegare.
Era stato fatto un buon lavoro in Afghanistan poi gli accordi voluti non a caso da Trump passarono sulla testa alla gente. E ci fu la tragica squallida fuga. L’Italia lasciò comunque segni importanti di onore e memoria e vite umane in Afghanistan, a ricordo di quei vent’anni. Quella brutta fine però rovina tutto e ti pesa molto nel cuore, forse non solo a te ma a tutti quelli che c’erano. Non fu colpa di chi era lì ma questo conta poco.
La foto che risalta fuori causa cambio cellulare, racconta invece un altro momento. Si era appena rientrati dopo un volo difficile a nord. Tornavate da Bala Morghab, dove la guerra era di casa fa decenni. Volo difficile, si diceva.
Ripensi alla bambina e dove sarà oggi. Cosa farà? Come vivrà mentre il mondo pensa a altro. E la ragazza bionda? Sarà diventata capitano o forse maggiore. Non hai mai capito se lei avesse notato la bambina che per mezz’ora la guardava. Probabilmente sì ma era impegnata e i tempi erano molto stretti e frenetici. Ripensi alla bambina.
Movafagh bashi, dokhtaram. Buona fortuna, figlia mia.
